Art. 2697 c.c. — Onere della prova

[1]Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.

[2]Chi eccepisce l'inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si e' modificato o estinto deve provare i fatti su cui l'eccezione si fonda.

Testo vigente dal 4 aprile 1942

Corte di cassazione

200 pronunce che riguardano l’art. 2697 c.c., dalle Rassegne del Massimario.

  • Cass. civ., Sez. Lav., sent. n. 24289/2026

    31 luglio 2026

    Ai fini del riconoscimento dell'indennità per cessazione del rapporto di agenzia di cui all'art. 1751 c.c., sul punto perfettamente allineato all'art. 17 della Direttiva 86/653/CEE, come interpretato dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza del 23 marzo 2023, in causa C-574/21, la locuzione "nuovi clienti" deve intendersi riferita a una pluralità di clienti, mentre l'espressione "con tali clienti", presente nella successiva parte della stessa disposizione, va interpretata nel senso che l'ulteriore condizione che deve concorrere consiste nella persistenza, in favore del preponente, di "sostanziali vantaggi" derivanti dagli affari conclusi tanto con i nuovi clienti - necessariamente più di uno - quanto, nell'alternativa ipotesi, con quelli già esistenti. (Nella specie, la S.C. ha confermato il mancato riconoscimento, in appello, dell'indennità all'agente che aveva procurato un unico nuovo cliente senza che, rispetto ai clienti esistenti, fosse dimostrato un sensibile sviluppo degli affari riferibili ovvero il persistere, in favore del preponente, di sostanziali vantaggi derivati da clienti vecchi e nuovi).

    Art. 2697 c.c. · Art. 1751 c.c.

    Rassegna di luglio 2026, p. 121

  • Cass. civ., Sez. I, ord. n. 24254/2026

    30 luglio 2026

    In tema di dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi, gli atti provenienti dalla Banca d'Italia o dai commissari straordinari non hanno il valore di prova privilegiata ex art. 2700 c.c., non essendo formati da pubblici ufficiali nell'esercizio di una funzione specificatamente diretta alla documentazione, potendo tuttavia, in ragione di tale origine e delle finalità perseguite dai soggetti che li pongono in essere, costituire una legittima fonte di informazione che, ove non sia validamente contraddetta, può concorrere alla formazione del convincimento del giudice, il quale è tenuto ad ammettere le prove che le altre parti deducano per contrastare le risultanze in questo modo acquisite, ma non ad acquisirne d'ufficio per controllare la loro rispondenza al vero.

    Art. 2697 c.c. · Art. 2700 c.c. · Art. 5 fallimento · Art. 36 Attuazione della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE), n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio

    Rassegna di luglio 2026, p. 55

  • Cass. civ., Sez. Trib., ord. n. 24017/2026

    24 luglio 2026

    In tema di abuso del diritto in materia tributaria, ex art. 10 bis della l. n. 212 del 2000, la prova del disegno elusivo e delle modalità attuative incombe sull'Amministrazione finanziaria, mentre grava sul contribuente l'onere di allegare l'esistenza di ragioni economiche alternative o concorrenti che giustifichino l'operazione realizzata, le quali devono essere oggetto di una attenta valutazione da parte del giudice di merito, al fine di verificare se le stesse sono giustificabili in termini oggettivi, in base alla pratica comune degli affari.

    Art. 2697 c.c. · Art. 10-bis Statuto del contribuente

    Rassegna di luglio 2026, p. 145

  • Cass. civ., Sez. Trib., ord. n. 23922/2026

    23 luglio 2026

    Qualora il contribuente, impugnando la cartella emessa in esito al controllo automatizzato ex art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, contesti, non già la circostanza che sia stata presentata una dichiarazione diversa da quella presa in considerazione in sede di controllo, ma l'esistenza stessa di una dichiarazione (anche tardivamente) presentata, grava sull'amministrazione finanziaria o sull'agente della riscossione, l'onere di provare l'effettiva presentazione della dichiarazione oggetto di controllo, trattandosi del presupposto che legittima il ricorso al procedimento di liquidazione automatizzato e non potendo il contribuente dare la prova di un fatto negativo.

    Art. 2697 c.c. · Art. 36-bis Accertamento imposte sui redditi · Art. 36 Accertamento imposte sui redditi · Art. 54-bis d.P.R. 633/1972

    Rassegna di luglio 2026, p. 143

Tutte le 1397 massime su questo articolo nel Massimario, con la Corte costituzionale

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario, Rassegne di giugno 2025 ↗, luglio/agosto 2025 ↗, settembre 2025 ↗, ottobre 2025 ↗, novembre 2025 ↗, dicembre 2025 ↗, gennaio 2026 ↗, febbraio 2026 ↗, marzo/aprile 2026 ↗, maggio 2026 ↗, giugno 2026 e luglio 2026 (sito della Corte).

Corte costituzionale

1 pronuncia ha deciso una questione su questo articolo. Una questione respinta non modifica la norma.

  • Sentenza n. 192/1983

    Questione infondata
    29 giugno 1983

    Non è fondata - in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. - la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 1 l. 23 ottobre 1960 n. 1369, 414 n. 4 c.p.c. e 2697 c.c. (sollevata lamentando che tali norme non abbiano previsto, per l'ipotesi in cui il prestatore di lavoro agisca per far dichiarare l'interposizione di mano d'opera, una eccezione al principio dell'onere della prova incombente sull'attore - con particolare rigorosità nel processo del lavoro -, ponendo il lavoratore che è rimasto estraneo alla vicenda interpositiva in posizione di inferiorità rispetto al datore di lavoro, ed impedendogli di azionare (fruttuosamente) il proprio diritto), in quanto l'eccezione che si pretende di introdurre alla regola generale per cui actore non probante reus absolvitur, con riguardo alla richiesta di modifica del rapporto di lavoro interposto, sostituendo al datore di lavoro apparente colui che da' luogo all'interposizione, non appare giustificata neppure dalla sottolineatura della difficoltà in cui il lavoratore si verrebbe a trovare nel fornire la prova dei fatti estranei alla sua conoscenza, tanto più che il giudice del lavoro, ai sensi dell'art. 421 cod. proc. civ. è fornito di ampi poteri istruttori.

    Art. 1 Divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro e nuova disciplina dell'impiego di mano d'opera negli appalti di opere e di servizi · Art. 2697 c.c. · Art. 3 cost. · Art. 24 cost.

    Leggi la pronuncia
Altre pronunce che richiamano l’articolo (7)

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

Norme correlate

Ogni gruppo dice da dove viene il collegamento.

Citate insieme nelle massime

Le norme che le massime della Cassazione e della Consulta indicano accanto a questa nei riferimenti normativi.

Sullo stesso tema

Articoli vicini per contenuto, trovati dall’indice del sito: una somiglianza, non un rinvio.

Approfondimenti

Dai lavori con cui il legislatore illustrò la norma: una fonte d’epoca, non un commento attuale.

  • Nel secondo titolo del sesto libro si contiene la disciplina delle prove. Ho già accennato (n. 1065) perchè e in quali limiti tale disciplina trovi razionale collocazione in questo libro. Coerentemente ai criteri enunciati, ho premesso in due articoli, che costituiscono il primo capo del titolo, le regole sull'onere della prova. Queste sono poste nei loro termini generali e non già, come nel codice del 1865 (art. 1312), sotto l'angusto angolo visuale «della prova delle obbligazioni e della loro estinzione». Il nuovo testo dell'art. 2697 si uniforma ai più sicuri risultati della dottrina e della giurisprudenza, distinguendo in linea generale, e in corrispondenza ai concetti di azione e di eccezione, fatti costitutivi ed estintivi e circostanze impeditive e modificative, e ripartendo su questa base l'onere della prova tra le parti interessate. L'art. 2698 consente alle parti d'invertire o modificare l'onere della prova, quando si tratta di diritti di cui possono liberamente disporre. Mi è sembrato che non vi fossero ragioni decisive per impedire che l'autonomia contrattuale operi anche in questo campo. Per ovviare al pericolo che con tale facoltà si offra alla parte economicamente più forte il mezzo di porre nel nulla i diritti della parte più debole, è sancita la nullità del patto che abbia per effetto di rendere eccessivamente difficile l'esercizio del diritto. L'articolo si occupa, come era naturale in questa sede, soltanto della possibilità e dell'efficacia di pattuizioni negoziali, stragiudiziali. Quanto all'inversione che possa derivare dagli atti e dal comportamento o dal contegno delle parti in giudizio, dovrà decidere il giudice secondo i principi generali del diritto processuale, in relazione anche agli articoli 115 e 116 del codice di procedura civile. DELLA PROVA DOCUMENTALE.

    Relazione del Ministro Guardasigilli al Codice civile (1942), n. 1104

Versioni nel tempo

Di questo articolo abbiamo una versione sola

Le versioni storiche sono pubblicate solo per alcune raccolte di atti, e quella da cui viene questo atto non è fra quelle. Stiamo recuperando la multivigenza atto per atto: quando arriva, qui compare la storia completa con le date.

urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;262~art2697 · fonte del testo