Art. 1362 c.c. — Intenzione dei contraenti

[1]Nell'interpretare il contratto si deve indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso letterale delle parole.

[2]Per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il loro comportamento complessivo anche posteriore alla conclusione del contratto.

Testo vigente dal 4 aprile 1942

Corte di cassazione

50 pronunce che riguardano l’art. 1362 c.c., dalle Rassegne del Massimario.

  • Cass. civ., Sez. Trib., ord. n. 23901/2026

    23 luglio 2026

    In tema di imposta di registro, la cessione di credito collegata ad un'operazione di anticipazione su fatture, ove risulti, alla luce dei criteri di interpretazione di cui agli artt. 1362, 1363 e 1369 c.c., essere parte integrante e inscindibile dell'operazione finanziaria e non un autonomo negozio avente distinta causa di garanzia, costituisce prestazione relativa ad operazione finanziaria rilevante ai fini IVA, ancorché esente ai sensi dell'art. 10, comma 1, n. 1), del d.P.R. n. 633 del 1972, con conseguente applicazione del principio di alternatività di cui all'art. 40 del d.P.R. n. 131 del 1986 e assoggettamento dell'atto ad imposta di registro in misura fissa.

    Art. 1362 c.c. · Art. 1363 c.c. · Art. 1369 c.c. · Art. 10 d.P.R. 633/1972

    Rassegna di luglio 2026, p. 143

  • Cass. civ., Sez. Lav., sent. n. 23721/2026

    21 luglio 2026

    Assohandlers 8 luglio 2010 - Applicabilità - Condizioni - Fattispecie. In tema di gestione dei servizi aeroportuali, l'art 14 del d.lgs. n. 18 del 1999 e gli artt. 26 della parte generale e G3 e H37 della parte specifica del c.c.n.l. Assohandlers 8 luglio 2010 devono essere interpretati nel senso che, in caso di subentro di una nuova impresa nelle attività di handling, gli strumenti di tutela occupazionale ivi previsti operano, al di fuori dell'ipotesi di trasferimento d'azienda o di ramo d'azienda disciplinata dall'art. 2112 c.c., esclusivamente nei casi di trasferimento di attività caratterizzate dalla preesistenza di un'organizzazione identificabile e del subentro di un operatore in uno o più specifici settori organizzativi o categorie di servizi cui siano stabilmente adibiti determinati lavoratori, mentre non trovano applicazione quando la cessazione dell'attività dell'operatore uscente, in assenza del trasferimento di un'entità organizzata previamente individuabile e di un nesso diretto tra l'attività trasferita e il personale di cui si richiede il passaggio, si risolva in una complessiva riorganizzazione del mercato dei servizi aeroportuali. (Nella specie, la S.C. ha confermato l'esclusione dell'operatività della clausola sociale dovendosi ricondurre al subentro, a distanza di mesi, della nuova società nella gestione dei servizi a terra di tutto lo scalo aeroportuale, la totale dismissione, da parte del precedente gestore, dei predetti servizi e la ristrutturazione complessiva del corrispondente mercato, sulla base di accordi specifici con le organizzazioni sindacali, caratterizzata dall'introduzione di un nuovo modello operativo e non dal trasferimento di un'entità organizzata previamente individuabile).

    Art. 1362 c.c. · Art. 2112 c.c. · Art. 14 Attuazione della direttiva 96/67/CE relativa al libero accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti della Comunita'

    Rassegna di luglio 2026, p. 110

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 21733/2026

    25 giugno 2026

    In tema di nullità del contratto, anche un atto formalmente qualificato come ricognizione o conferma può integrare non una mera convalida ma la rinnovazione del negozio nullo, con effetti costitutivi, qualora dall'interpretazione complessiva risulti la volontà di regolare nuovamente i rapporti giuridici tra le parti. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva ritenuto integrata una inammissibile convalida di fideiussioni omnibus nulle, sulla base di un automatismo qualificatorio fondato sull'equiparazione tra "conferma" e convalida vietata, senza accertare, in concreto, se le dichiarazioni rese dai fideiussori fossero dirette a dar vita a un nuovo ed autonomo vincolo di garanzia, con efficacia ex nunc).

    Art. 1362 c.c. · Art. 1423 c.c. · Art. 1957 c.c. · Art. 1418 c.c.

    Rassegna di giugno 2026, p. 177

  • Cass. civ., Sez. Trib., ord. n. 21421/2026

    24 giugno 2026

    In caso di prestazioni rese dietro corrispettivo specifico in favore di iscritti ad una associazione sindacale o di categoria, l'onere della prova della ricorrenza dei presupposti di cui all'art. 148, commi 3, 5, 6 e 7 del d.P.R. n. 917 del 1986 (nella versione vigente ratione temporis), grava sulla parte che invoca l'agevolazione circa l'assenza di natura commerciale dell'operazione; a tal fine, le clausole dello statuto dell'ente, quale atto di natura privatistica, sono soggette alle regole ermeneutiche di cui agli artt. 1362 e ss. c.c. e l'interpretazione operata dal giudice di merito, a tal riguardo, non può essere censurata in sede di legittimità, salvo che sia dedotto un vizio motivazionale o la violazione dei canoni di ermeneutica contrattuale.

    Art. 1362 c.c. · Art. 148 t.u.i.r.

    Rassegna di giugno 2026, p. 267

Tutte le 293 massime su questo articolo nel Massimario

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario, Rassegne di gennaio 2025 ↗, aprile/maggio 2025 ↗, giugno 2025 ↗, luglio/agosto 2025 ↗, settembre 2025 ↗, ottobre 2025 ↗, novembre 2025 ↗, dicembre 2025 ↗, gennaio 2026 ↗, febbraio 2026 ↗, marzo/aprile 2026 ↗, maggio 2026 ↗, giugno 2026 e luglio 2026 (sito della Corte).

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Citate insieme nelle massime

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Approfondimenti

Dai lavori con cui il legislatore illustrò la norma: una fonte d’epoca, non un commento attuale.

  • La disciplina dettata per l'interpretazione del contratto distingue nettamente tra il gruppo di disposizioni già contenute negli articoli 1131, 1136, 1138 e 1139 cod. civ., e le rimanenti norme della medesima sezione del codice del 1865. Così, negli articoli 1362 a 1365 si è regolato il primo momento del processo interpretativo, che ha riguardo alla ricerca in concreto della volontà dei contraenti; negli articoli 1367 a 1371 si è invece disciplinato il secondo momento dell'interpretazione, e le norme poste presuppongono, a differenza delle prime, il persistere di un dubbio sul preciso contenuto della dichiarazione contrattuale, dubbio che appunto l'interprete è chiamato a sciogliere mediante l'applicazione di principii legislativamente fissati. Punto di sutura tra questi due momenti dell'interpretazione è la norma collocata nell'art. 1366, che li domina entrambi, e che fissa il principio dell'interpretazione secondo buona fede. Tale principio poteva già desumersi dall'art. 1374, ma la sua precisa enunciazione è sembrata indispensabile. Infatti il principio di interpretazione secondo buona fede è il necessario complemento della norma contenuta nell'art. 1337, primo comma, per cui le parti devono comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, e di quella contenuta nell'art. 1375, per cui il contratto deve essere eseguito secondo buona fede. In queste tre norme non si è inteso far riferimento ad uno stato psicologico subiettivo dell'agente, ma alla buona fede obiettiva; il che, sul terreno dell'interpretazione, vuol significare che la dichiarazione di volontà contrattuale deve essere intesa secondo il criterio di reciproca lealtà di condotta tra le parti.

    Relazione del Ministro Guardasigilli al Codice civile (1942), n. 622

  • La concezione individualistica che il liberalismo mutuò dalla dottrina del diritto naturale portò nel campo dell'autonomia privata il mito di una libertà virtualmente sconfinata dell'individuo, e indusse a considerare il contratto come una manifestazione di volontà individuale, la cui sostanza venne ravvisata nella volontà reale, e il cui effetto venne commisurato prevalentemente alla stregua di questa. Il dogma della volontà che, pur nelle sue più o meno sensibili attenuazioni dovute a indeclinabili esigenze pratiche, era un coerente postulato giuridico dell'individualismo politico, poneva come regola il principio che nessuno possa restare impegnato se non nel senso e nella misura in cui l'abbia voluto; dal che si traeva il duplice corollario che l'interpretazione del contratto dovesse servire solo ad accertare la volontà effettiva, e che i vizi di questa dovessero necessariamente determinare l'inefficacia del rapporto, senza riguardo alle altrui aspettative, alla certezza e alla stabilità dei rapporti giuridici. Nel clima politico del Fascismo, ripudiata la concezione individualistica, rafforzati i vincoli di solidarietà che stringono il singolo al complesso nazionale, imposti ai consociati più rigidi doveri di disciplina, e ricondotta la loro azione sotto il dominio di una più rigorosa responsabilità, è chiaro che anche i postulati e le conseguenze della concezione liberalistica debbano cadere, per far posto a principii che più aderiscano alla mutata situazione politica. Il legislatore non deve certo prendere partito per una dottrina dogmatico-giuridica anzichè per un'altra, non essendo suo compito enunciare teorie ma comporre conflitti d'interessi e regolare rapporti della vita; egli però, senza disconoscere il valore dell'elemento volitivo dei contratti, può dare di regola, in caso di conflitto, la prevalenza alla certezza dell'affidamento e all'esigenza di stabilità dei rapporti giuridici, ove, beninteso, l'affidamento si fondi sulla buona fede consapevole del destinatario dell'atto di volontà. La stessa dogmatica giuridica, nel suo processo scientifico di autocritica, aveva dovuto riconoscere che il problema della divergenza tra volontà e dichiarazione non poteva trovare la sua soluzione nell'incondizionata prevalenza dell'una sull'altra, ma doveva adagiarsi su una soluzione intermedia che ponesse come criterio fondamentale la responsabilità del dichiarante ovvero l'affidamento del destinatario della dichiarazione o un'armonica fusione dei due elementi. Il travaglio della dottrina aveva cioè dimostrato che le soluzioni estreme abbisognavano di correttivi. Correttivi ispirati alle finalità che il legislatore fascista intendeva perseguire, apprestarono, al nuovo codice, criterio regolatore per l'interpretazione dei contratti. Si è ancora una volta fatto capo all'obbligo generale di correttezza e di buona fede che anima e sostanzia ogni rapporto obbligatorio. Quest'obbligo, derivando dal principio di collaborazione su cui è costruito l'ordine fascista, deve presumersi osservato da tutti, per quel senso di disciplina cui deve informarsi l'azione di coloro i quali compongono l'organismo nazionale. Da ciò la conseguenza che ogni soggetto crea in colui con il quale viene in rapporti giuridici l'affidamento di avere operato nel rispetto dell'obbligo medesimo; per il che egli determina legittime aspettative. Queste devono essere tutelate anche quando non siano fondate sulla volontà reale di colui che le ha create, perchè egli è responsabile di avere operato in modo da far ritenere voluto ciò che in realtà non lo era. Tale indirizzo conferisce sicurezza ai rapporti giuridici perchè fonda solidamente la loro esistenza e il loro contenuto.

    Relazione del Ministro Guardasigilli al Codice civile (1942), n. 623

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urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;262~art1362 · fonte del testo