Art. 116 c.p.c. — Valutazione delle prove

[1]Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti.

[2]Il giudice puo' desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell'articolo seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo.

Testo vigente dal 28 ottobre 1940

Cognizione ordinariaVersione 0.1

Comparsa conclusionale

Difese finali nel termine dell’art. 189: svolgimento del processo, fatti con le prove, diritto e onere della prova, fatti non contestati, valutazione di testimoni e CTU, contegno delle parti, quantificazione, spese e conclusioni trascritte dalle note.

Cognizione ordinariaVersione 0.1

Memoria di replica

Replica alla comparsa conclusionale avversaria nel termine dell’art. 189: argomenti confutati uno per uno, onere della prova, lettura delle prove, argomenti nuovi dichiarati inammissibili, conclusioni richiamate.

Corte di cassazione

35 pronunce che riguardano l’art. 116 c.p.c., dalle Rassegne del Massimario.

  • Cass. civ., Sez. I, ord. n. 24254/2026

    30 luglio 2026

    In tema di dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi, gli atti provenienti dalla Banca d'Italia o dai commissari straordinari non hanno il valore di prova privilegiata ex art. 2700 c.c., non essendo formati da pubblici ufficiali nell'esercizio di una funzione specificatamente diretta alla documentazione, potendo tuttavia, in ragione di tale origine e delle finalità perseguite dai soggetti che li pongono in essere, costituire una legittima fonte di informazione che, ove non sia validamente contraddetta, può concorrere alla formazione del convincimento del giudice, il quale è tenuto ad ammettere le prove che le altre parti deducano per contrastare le risultanze in questo modo acquisite, ma non ad acquisirne d'ufficio per controllare la loro rispondenza al vero.

    Art. 116 c.p.c. · Art. 2697 c.c. · Art. 2700 c.c. · Art. 5 fallimento

    Rassegna di luglio 2026, p. 55

  • Cass. civ., Sez. I, ord. n. 23929/2026

    23 luglio 2026

    In tema di separazione dei coniugi, la decisione del giudice circa il collocamento prevalente dei figli minori presso uno dei genitori deve fondarsi su una valutazione adeguata degli elementi finalizzati al maggiore benessere dei figli, da effettuarsi, ai sensi dell'art. 116 c.p.c., attraverso una ponderazione delle emergenze istruttorie secondo criteri di proporzionalità atti ad orientare il giudizio di adeguatezza al caso concreto, dovendo il giudice indicare il contenuto delle fonti di conoscenza prescelte e il criterio che ha indirizzato la decisione, valorizzandosi a tal fine, oltre alle relazioni dei minori con i genitori, ulteriori elementi quali la distanza chilometrica tra le differenti sedi interessate, eventuali complessità e criticità derivanti dalla sovrapposizione di nuovi rapporti a quelli già esistenti, il consolidato e positivo legame dei minori con uno dei genitori, la continuità affettiva e amicale maturata fin dall'infanzia dai figli con l'ambiente familiare e sociale presso il quale risultano radicati e valutando eventuali difficoltà psicologiche legate alla disgregazione del nucleo familiare e alle caratteristiche dei nuovi contesti familiari emergenti a seguito della separazione dei coniugi.

    Art. 116 c.p.c. · Art. 155 c.c. · Art. 337-ter c.c.

    Rassegna di luglio 2026, p. 53

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 23584/2026

    20 luglio 2026

    In caso di mandante residente all'estero, l'onere di fornire la prova contraria, necessaria a superare la presunzione dell'avvenuto rilascio in Italia della procura ad litem apposta su atto giudiziario senza indicazione del luogo di sottoscrizione ed autenticata da legale italiano, grava sulla parte avversa a quella della cui sottoscrizione si tratta, e tale onere non può ritenersi assolto qualora risulti agli atti il riferimento, attestato da idonea documentazione, a un ingresso in Italia del mandante nel medesimo periodo temporale di predisposizione dell'atto cui la procura si riferisce.

    Art. 116 c.p.c. · Art. 83 c.p.c. · Art. 370 c.p.c. · Art. 371 c.p.c.

    Rassegna di luglio 2026, p. 83

  • Cass. civ., Sez. Trib., ord. n. 23305/2026

    15 luglio 2026

    In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la contabilità in nero (appunti, schede, brogliacci o altre annotazioni extracontabili), rinvenuta presso la sede dell'impresa e contenente dati non riscontrati nella contabilità ufficiale, integra un elemento indiziario dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall'art. 39, comma 1, del d.P.R. n. 600 del 1973, poiché nella nozione di scritture contabili devono ricomprendersi tutti i documenti idonei a registrare, in termini quantitativi o monetari, gli atti d'impresa o a rappresentarne la situazione patrimoniale ed economica; ne consegue che l'accertamento analitico-contabile può fondarsi su tale documentazione extracontabile, ferma la facoltà del contribuente di fornire prova contraria, la quale non può consistere nel solo disconoscimento del contenuto dei documenti rinvenuti né in mere dichiarazioni provenienti da soggetti controinteressati, quali i lavoratori che neghino di aver percepito compensi non contabilizzati.

    Art. 116 c.p.c. · Art. 2697 c.c. · Art. 2709 c.c. · Art. 39 Accertamento imposte sui redditi

    Rassegna di luglio 2026, p. 137

Tutte le 218 massime su questo articolo nel Massimario, con la Corte costituzionale

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario, Rassegne di gennaio 2025 ↗, aprile/maggio 2025 ↗, luglio/agosto 2025 ↗, ottobre 2025 ↗, novembre 2025 ↗, dicembre 2025 ↗, gennaio 2026 ↗, febbraio 2026 ↗, marzo/aprile 2026 ↗, giugno 2026 e luglio 2026 (sito della Corte).

Corte costituzionale

1 pronuncia ha deciso una questione su questo articolo. Una questione respinta non modifica la norma.

  • Ordinanza n. 351/2001

    Questione inammissibile
    6 novembre 2001

    Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma ottavo, della legge 1 dicembre 1970, n. 898, nel testo modificato dall'art. 8 della legge 6 marzo 1987, n. 74, nonché degli articoli 115, 116, 166 e 167 del codice di procedura civile sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3, 24 e 29 della Costituzione, in quanto, secondo una interpretazione giurisprudenziale, non sarebbe più necessaria nel giudizio di divorzio la notifica al convenuto del provvedimento presidenziale di fissazione dell'udienza davanti al giudice istruttore. Infatti, avendo il giudice 'a quò dichiarato di aderire a diverso indirizzo interpretativo pure affermato in giurisprudenza e da lui ritenuto conforme ai principi costituzionali, la questione appare sollevata non per la sua necessaria pregiudizialità ai fini della decisione della controversia pendente, quanto piuttosto allo scopo di ottenere dalla Corte un avallo dell'opzione interpretativa ritenuta preferibile, con ciò utilizzando il giudizio di costituzionalità per un fine ad esso estraneo. - Sulla estraneità al giudizio di costituzionalità di questioni sollevate per fini di mera interpretazione, v., tra le altre, ordinanze n. 233/2000 e n. 158/2000. M.F.

    Art. 4 divorzio · Art. 8 Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento di matrimonio · Art. 115 c.p.c. · Art. 116 c.p.c.

    Leggi la pronuncia
Altre pronunce che richiamano l’articolo (6)

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

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Citate insieme nelle massime

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urn:nir:stato:regio.decreto:1940-10-28;1443~art116 · fonte del testo