Art. 1223 c.c. — Risarcimento del danno

Il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo deve comprendere cosi' la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta.

Testo vigente dal 4 aprile 1942

Corte di cassazione

90 pronunce che riguardano l’art. 1223 c.c., dalle Rassegne del Massimario e dalle pronunce segnalate.

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 23544/2026

    20 luglio 2026

    Ai fini della risarcibilità del danno patrimoniale da perdita della contribuzione futura in favore del convivente di fatto, in conseguenza della morte del partner, occorre accertare, oltre la stabilità e mutua assistenza morale e materiale tra i protagonisti del rapporto, anche se, in concreto e sulla base degli elementi di prova complessivamente acquisiti, le modalità di organizzazione economico-materiale adottate dai protagonisti della relazione, consentano di ammettere (o, invece, di escludere) l'assunzione, da parte della vittima, di un impegno di contribuzione materiale destinato a incidere sulla vita economica del superstite con quei caratteri di prospettabile continuità tali da giustificare un'apprezzabile concretezza della corrispondente aspettativa per il futuro.

    Art. 1223 c.c. · Art. 2043 c.c. · Art. 2056 c.c. · Art. 2 cost.

    Rassegna di luglio 2026, p. 83

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 22993/2026

    10 luglio 2026

    L'ordinamento unionale, non avendo disciplinato quale debba essere la "adeguata remunerazione" degli iscritti alle scuole di specializzazione od ai corsi di formazione in medicina generale, lascia agli Stati membri la facoltà di stabilire e di graduare detta retribuzione nel modo ritenuto opportuno, sicché non è configurabile un obbligo, il cui inadempimento possa dar luogo a responsabilità dello Stato, di garantire agli uni e agli altri un trattamento paritario.

    Art. 1223 c.c. · Art. 1218 c.c. · Art. 1 Attuazione della direttiva n. 86/457/CEE, relativa alla formazione specifica in medicina generale · Art. 1 Attuazione della direttiva n. 82/76/CEE del Consiglio del 26 gennaio 1982

    Rassegna di luglio 2026, p. 77

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 22597/2026

    1 luglio 2026

    In tema di responsabilità del perito di stima nominato dal giudice dell'esecuzione, l'erronea rappresentazione delle caratteristiche e del valore del bene, che abbia inciso sulla determinazione dell'aggiudicatario, può integrare un danno da perdita di chance patrimoniale - consistente nella perdita della concreta possibilità di partecipare alla gara e formulare l'offerta sulla base di una corretta rappresentazione del bene - ai fini della cui risarcibilità non è richiesta la prova certa che, in assenza dell'errore, l'acquirente si sarebbe aggiudicato l'immobile ad un prezzo inferiore, essendo sufficiente la dimostrazione, anche presuntiva, della serietà e apprezzabilità della possibilità perduta; la relativa liquidazione va compiuta equitativamente mediante criteri probabilistici e inferenze induttive, sulla base dei dati oggettivi accertati, tra i quali la divergenza tra valore stimato e valore effettivo del bene, senza che alla natura competitiva dell'asta e alla previa visione del bene possa essere attribuito rilievo automatico per escludere o ridurre il danno, occorrendo verificare, quanto alla prima, la concreta incidenza delle dinamiche di gara, e, quanto alla seconda, la effettiva riconoscibilità delle difformità da parte dell'offerente con l'ordinaria diligenza.

    Art. 1223 c.c. · Art. 1226 c.c. · Art. 2043 c.c. · Art. 576 c.p.c.

    Rassegna di luglio 2026, p. 74

  • Cass. civ., Sez. I, ord. n. 22404/2026

    30 giugno 2026

    Il contratto relativo al servizio di cassette di sicurezza non programma una prestazione di custodia, bensì una articolata prestazione di facere consistente nel mettere a disposizione una complessa struttura materiale, tecnica ed organizzativa atta a consentire al cliente di fruire di un luogo ove riporre e conservare in sicurezza i propri valori; ne consegue che la perdita, dovuta a sottrazione ad opera di terzi, della somma di denaro collocata nella cassetta, quale evento che si correla all'inadempimento relativo alla prestazione di facere sopra indicata, trova rimedio in un'obbligazione risarcitoria, sottratta, come tale, al principio nominalistico e perciò soggetta a rivalutazione monetaria.

    Art. 1223 c.c. · Art. 1218 c.c. · Art. 1224 c.c. · Art. 1839 c.c.

    Rassegna di giugno 2026, p. 68

Tutte le 456 massime su questo articolo nel Massimario, con la Corte costituzionale

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario, Rassegne di aprile/maggio 2025 ↗, giugno 2025 ↗, luglio/agosto 2025 ↗, settembre 2025 ↗, ottobre 2025 ↗, novembre 2025 ↗, dicembre 2025 ↗, gennaio 2026 ↗, febbraio 2026 ↗, marzo/aprile 2026 ↗, maggio 2026 ↗, giugno 2026 e luglio 2026 (sito della Corte); e pronunce segnalate sul suo sito.

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  • La liquidazione del danno derivante da violazione dei doveri inerenti a un rapporto giuridico specifico, anche secondo il nuovo codice deve essere fatta tenendo conto del lucro cessante e del danno emergente, in quanto siano conseguenza immediata e diretta dell'inadempimento o del ritardo (art. 1223): quindi saranno esclusi dal risarcimento i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza (art. 1227, secondo comma). Sono dovuti però soltanto i danni prevedibili al momento in cui è sorta l'obbligazione; se poi l'inadempimento è derivato dal dolo del debitore, devono risarcirsi anche i danni imprevedibili (art. 1225). Questi principii sono tradizionali, concordemente affermati; si è invece sempre discusso se, nel caso di concorso di colpa del creditore nella produzione del danno, sia dovuto l'intero risarcimento o se l'importo del danno debba ridursi proporzionalmente. La dottrina e la giurisprudenza formatasi sul codice civile del 1865, traendo ispirazione anche da singole disposizioni positive (art. 1868 cod. civ. sostituito dall'art. 12, ultimo comma, del r. d. 12 ottobre 1919, n. 2099, sulla responsabilità degli albergatori, e art. 662 del cod. comm. nel testo sostituito con la legge 14 giugno 1925, n. 938, in materia di urto di navi), sul riflesso che tra fatto e danno deve correre un nesso di causalità e che, se concorrono più cause poste in essere da soggetti diversi, questi, nei rapporti interni, rispondono in proporzione del grado di colpa efficiente ascrivibile a ciascuno, aveva affermato che, quando uno dei soggetti in colpa efficiente fosse lo stesso danneggiato, la responsabilità del danneggiante veniva ridotta in proporzione dell'efficienza della colpa del danneggiato. Il codice civile nuovo ha consacrato questa interpretazione nell'art. 1227, primo comma, ove non si è detto che il dolo o la colpa grave del danneggiante assorba, togliendone ogni rilevanza, la colpa lieve del danneggiato; ma, con una formola elastica, si è permesso al giudice di giungere, secondo le circostanze, anche a tale risultato. Il creditore deve provare l'esistenza e l'ammontare del danno. Quanto all'ammontare, in relazione alle varie situazioni che in pratica possono verificarsi, la difficoltà di una prova specifica del danno di cui è sicura l'esistenza è superabile dal giudice con una valutazione concreta equitativa (art. 1226) ovvero con una valutazione-limite, entro la quale egli può rimetterne la determinazione alla coscienza del creditore mediante il giuramento suppletorio (art. 2736, n. 2). Gli articoli 1223, 1226 e 1227 si applicano anche alla liquidazione dei danni dipendenti da fatti illeciti; ma di tale argomento si tratterà in altro luogo (n. 801). DEI MODI DI ESTINZIONE DELLE OBBLIGAZIONI DIVERSI DALL'ADEMPIMENTO.

    Relazione del Ministro Guardasigilli al Codice civile (1942), n. 572

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urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;262~art1223 · fonte del testo