Art. 75 c.p.c. — Capacità processuale

[1]Sono capaci di stare in giudizio le persone che hanno il libero esercizio dei diritti che vi si fanno valere.

[2]Le persone che non hanno il libero esercizio dei diritti non possono stare in giudizio se non rappresentate, assistite o autorizzate secondo le norme che regolano la loro capacita'.

[3]Le persone giuridiche stanno in giudizio per mezzo di chi le rappresenta a norma della legge o dello statuto.

[4]Le associazioni e i comitati, che non sono persone giuridiche, stanno in giudizio per mezzo delle persone indicate negli articoli 36 e seguenti del codice civile. 46

Gli interventi su questo articolo(1)

Non fanno parte del testo della norma: dicono quale atto l’ha modificata e che cosa ha disposto. Quale versione sia nata da quale intervento il testo non lo dice, e non lo deduciamo.

Corte Costituzionale

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La Corte Costituzionale con sentenza 14-16 ottobre 1986 n. 220 (in G.U. 1a s.s. 22-11-1986 n. 50) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale degli artt. 75 e 300 c.p.c. nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al Pubblico Ministero perche' promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio.".

Testo vigente dal 23 novembre 1986

Cognizione ordinariaVersione 0.1

Atto di riassunzione del processo

Comparsa di riassunzione davanti al giudice indicato come competente (art. 50) e ricorso per fissare l’udienza dopo la sospensione (art. 297) o l’interruzione (artt. 302 e 303), anche contro gli eredi collettivamente e impersonalmente, con il richiamo delle conclusioni già prese.

LavoroVersione 0.1

Ricorso per accertamento tecnico preventivo previdenziale

Ricorso ex art. 445-bis c.p.c. al tribunale in funzione di giudice del lavoro per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie in materia di invalidità civile, handicap e prestazioni della l. 222/1984: domanda amministrativa e procedibilità, infermità e documentazione sanitaria, quesiti per il consulente, dichiarazione dell’art. 152 disp. att. e procura in calce.

Corte di cassazione

12 pronunce che riguardano l’art. 75 c.p.c., dalle Rassegne del Massimario.

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 22683/2026

    4 luglio 2026

    Ai sensi dell'art. 50 del d.lgs. n. 267 del 2000 il Sindaco è ex lege rappresentante legale dell'ente, sicché, in linea generale, non è richiesta alcuna autorizzazione della Giunta ai fini della proposizione dell'azione o della resistenza in giudizio; tuttavia, ove lo statuto - nell'esercizio dell'autonomia normativa di cui all'art. 6 TUEL - preveda espressamente tale autorizzazione, l'atto giuntale diviene necessario ai fini della legitimatio ad processum dell'organo titolare della rappresentanza.

    Art. 75 c.p.c. · Art. 6 Testo unico sull'ordinamento degli enti locali · Art. 50 Testo unico sull'ordinamento degli enti locali

    Rassegna di luglio 2026, p. 74

  • Cass. civ., Sez. Trib., ord. n. 21054/2026

    21 giugno 2026

    Nel giudizio tributario instaurato a seguito dell'impugnazione della cartella di pagamento, il difetto di legitimatio ad processum del direttore generale della società esercente il servizio di riscossione - conseguente alla mancata produzione della procura rilasciata in suo favore dal presidente della società stessa - può determinare, ove eccepito tempestivamente e in modo specifico dalla controparte, l'inammissibilità delle controdeduzioni depositate dal difensore dalla società di riscossione resistente, la cui procura sia stata rilasciata del predetto direttore generale, e ripercuotersi, quindi, sulla liquidazione delle spese in caso di soccombenza del contribuente, ma non comporta, di per sé, la nullità della sentenza, anche nella parte in cui si pronunci sulla legittimità della pretesa impositiva indicata nell'atto impositivo impugnato, a meno che la decisione non risulti fondata su eccezioni in senso stretto sollevate dalla parte carente di legittimazione processuale.

    Art. 75 c.p.c. · Art. 83 c.p.c. · Art. 12 Disposizioni sul processo tributario

    Rassegna di giugno 2026, p. 265

  • Cass. civ., Sez. II, ord. n. 19708/2026

    13 giugno 2026

    In materia di processo civile, l'accertamento che l'azione sia stata proposta nei confronti di un soggetto privo di autonoma capacità e legittimazione processuale comporta la cassazione senza rinvio della sentenza impugnata ai sensi dell'art. 382, ultimo comma, c.p.c., risultando inutile la prosecuzione del giudizio o il rinvio al giudice di merito per un nuovo esame della domanda nei confronti del medesimo convenuto; ne consegue la caducazione della sentenza di primo grado e del decreto ingiuntivo eventualmente emesso nei suoi confronti.

    Art. 75 c.p.c. · Art. 81 c.p.c. · Art. 382 c.p.c. · Art. 633 c.p.c.

    Rassegna di giugno 2026, pp. 86, 87

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 19215/2026

    11 giugno 2026

    In tema di amministrazione di sostegno, il difetto di autorizzazione del giudice tutelare al rilascio della procura speciale per il ricorso in cassazione non ne determina l'inammissibilità, qualora l'amministratore sia già stato investito della rappresentanza processuale nel giudizio di merito.

    Art. 75 c.p.c. · Art. 374 c.c. · Art. 404 c.c. · Art. 411 c.c.

    Rassegna di giugno 2026, p. 143

Tutte le 85 massime su questo articolo nel Massimario, con la Corte costituzionale

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario, Rassegne di gennaio 2025 ↗, giugno 2025 ↗, luglio/agosto 2025 ↗, ottobre 2025 ↗, novembre 2025 ↗, marzo/aprile 2026 ↗, giugno 2026 e luglio 2026 (sito della Corte).

Corte costituzionale

Questa norma è stata dichiarata illegittima. La declaratoria la rimuove con effetto retroattivo: vale anche per i rapporti sorti prima, se non esauriti.

  • Sentenza n. 220/1986

    Ha colpito questo articolo
    16 ottobre 1986

    Escluso che costituisca "diritto vivente" l'interpretazione estensiva dell'art. 182 cod. proc. civ. - in virtù della quale rientrerebbe tra i poteri del giudice invitare l'attore, in caso di scomparsa del convenuto, a chiedere al tribunale competente la nomina di un curatore ed a rinnovare la citazione entro un dato termine nei confronti di quest'ultimo - e tenuto conto che i contraddittori dello "scomparso", pur legittimati a chiedere la nomina del curatore, possono non nutrirvi concreto interesse, l'impossibilità, per il giudice adito, di disporre l'interruzione del processo in cui lo "scomparso" non sia rappresentato dal curatore, e di darne notizia al P.M. perché promuova la necessaria nomina da parte del tribunale competente, è contraria all'ideale - che i commi primo e secondo dell'art. 24 Cost. confluiscono a garantire - del "processo giusto", il quale, in quanto finalizzato, nel processo civile, ad una pronuncia di merito (che stabilisca chi ha ragione e chi torto), deve avere ad oggetto la verifica dell'"azione" in senso sostanziale e (nei limiti del possibile) non esaurirsi nell'esame dei presupposti processuali, dovendo il giudice adoperarsi per evitare che ciò si verifichi. Sono pertanto costituzionalmente illegittimi - per contrasto con i richiamati parametri costituzionali - gli artt. 75 e 300 cod. proc. civ., nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al Pubblico Ministero perché promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio. (Non rientra, peraltro, tra i compiti della Corte l'individuazione dei criteri alla cui stregua identificare la sussistenza in concreto di situazioni che giustifichino la nomina del curatore allo "scomparso").

    Art. 75 c.p.c. · Art. 300 c.p.c.

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 168/2023

    Questione infondata
    27 luglio 2023

    Sono dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Padova, in funzione di giudice del lavoro, in riferimento agli artt. 3, 24, 32 e 111, primo e secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 6 CEDU e agli artt. 1 e 13 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, degli artt. 75, primo e secondo comma, e 300 cod. proc. civ., nella parte in cui non prevedono l’interruzione del processo in attesa che si definisca l’eventuale giudizio sulla incapacità legale della parte. La mancata interruzione del processo nel caso de quo è il frutto di un bilanciamento non irragionevole tra molteplici interessi, quali la ragionevole durata del processo, o l’obiettivo di evitare iniziative meramente dilatorie. La gamma di tutele sostanziali e processuali che l’ordinamento appronta, poi, a tutela dell’incapace naturale, anche se affetto da una infermità o da una menomazione fisica o psichica, è tale da garantire, nel processo civile, il diritto di difesa e a un processo giusto. Depongono in questo senso la difesa tecnica, che impone al difensore l’esperimento di diversi strumenti di tutela; l’obbligo per il giudice di ordinare la comunicazione degli atti al PM affinché intervenga nei modi previsti dalla legge; l’istituto dell’amministrazione di sostegno; le recenti misure disposte per taluni procedimenti dal d.lgs. n. 149 del 2022. Quanto all’asserita disparità di trattamento tra l’incapace di intendere o di volere e il soggetto scomparso, è innegabile la diversità del presupposto che determina l’interruzione, così come sono differenti i relativi procedimenti; in aggiunta, le questioni su cui è chiamato a pronunciarsi il rimettente attengono a persone costituite in giudizio (con procura alle liti conferita a un difensore), diversamente dai casi ove la persona incapace non è costituita in giudizio, così rendendo le situazioni evidentemente disomogenee. Infine, non è ravvisabile nemmeno una violazione del giusto processo a livello convenzionale e internazionale, in quanto le situazioni protette, alla luce delle sentenze della Corte EDU, attengono a situazioni di netto svantaggio processuale di una parte rispetto all’avversario, che non hanno alcuna attinenza con l’esigenza di proteggere chi versi in una condizione di incapacità naturale; né, in generale, sussiste un irragionevole pregiudizio al diritto del disabile di poter accedere a una giustizia effettiva. ( Precedenti: S. 228/2022; S. 145/2022; S. 10/2022; 236/2021; S. 181/2019; S. 174/2019; S. 214/2016; S. 186/2013; O. 198/2006 – mass. 30408; O. 206/1995 – mass. 21477; S. 468/1992 – mass. 19004 – 19005; O. 605/1988 – mass. 11809; O. 41/1988 – mass. 10209; S. 220/1986 – mass. 12568 ).

    Art. 75 c.p.c. · Art. 300 c.p.c. · Art. 3 cost. · Art. 24 cost.

    Leggi la pronuncia
  • Ordinanza n. 206/1995

    Questione infondata
    30 maggio 1995

    Come la Corte ha avuto occasione di rilevare, l'esame dell'infermo di mente costituisce formalità indispensabile per legittimare una qualsiasi limitazione del libero esercizio dei diritti, sicché l'omessa estensione dell'incapacità processuale al di fuori della disciplina dell'interdizione e dell'inabilitazione garantisce il diritto di difesa degli infermi di mente senza determinare alcuna discriminazione tra gli incapaci legali e gli incapaci naturali, trattandosi di situazioni diverse che, pertanto, richiedono una diversa disciplina. Va peraltro sottolineato che, essendo la tutela degli infermi di mente prevista quale tipica attribuzione del pubblico ministero, il giudice innanzi al quale è proposta una causa con una parte della cui capacità naturale si dubiti, deve darne comunicazione al pubblico ministero affinché agisca o intervenga nei modi previsti dalla legge. (Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 24 Cost., dell'art. 75, secondo comma, cod. proc. civ., nella parte in cui non include tra le persone processualmente incapaci gli infermi di mente non interdetti ne' inabilitati e sprovvisti di tutore provvisorio). - Nello stesso senso, su analoga questione, v. O. n. 41/1988. red.: G. Leo

    Art. 75 c.p.c. · Art. 3 cost. · Art. 24 cost. · Art. 2047 c.c.

    Leggi la pronuncia

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

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Citate insieme nelle massime

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Richiamate nel testo

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Che cosa è cambiato dal 23 novembre 1986

Confronto con la versione in vigore dal 10 giugno 1942 al 23 novembre 1986.

Il testo dell’articolo è rimasto uguale. La nuova versione è stata registrata con la nota ufficiale qui sotto.

La nota di aggiornamento ufficiale

  • Corte Costituzionale

    La Corte Costituzionale con sentenza 14-16 ottobre 1986 n. 220 (in G.U. 1a s.s. 22-11-1986 n. 50) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale degli artt. 75 e 300 c.p.c. nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al Pubblico Ministero perche' promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio.".

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urn:nir:stato:regio.decreto:1940-10-28;1443~art75 · fonte del testo