Art. 2941 c.c. — Sospensione per rapporti tra le parti

La prescrizione rimane sospesa:

  • 1)tra i coniugi; 349
  • 2)tra chi esercita la responsabilita' genitoriale di cui all'articolo 316 o i poteri a essa inerenti e le persone che vi sono sottoposte;
  • 3)tra il tutore e il minore o l'interdetto soggetti alla tutela, finche' non sia stato reso e approvato il conto finale, salvo quanto e' disposto dall'art. 387 per le azioni relative alla tutela;
  • 4)tra il curatore e il minore emancipato o l'inabilitato;
  • 5)tra l'erede e l'eredita' accettata con beneficio d'inventario;
  • 6)tra le persone i cui beni sono sottoposti per legge o per provvedimento del giudice all'amministrazione altrui e quelle da cui l'amministrazione e' esercitata, finche' non sia stato reso e approvato definitivamente il conto;
  • 7)tra le persone giuridiche e i loro amministratori, finche' sono in carica, per le azioni di responsabilita' contro di essi; 114 248 340
  • 8)tra il debitore che ha dolosamente occultato l'esistenza del debito e il creditore, finche' il dolo non sia stato scoperto.
Gli interventi su questo articolo(4)

Non fanno parte del testo della norma: dicono quale atto l’ha modificata e che cosa ha disposto. Quale versione sia nata da quale intervento il testo non lo dice, e non lo deduciamo.

Corte Costituzionale

114

La Corte Costituzionale, con sentenza 14-24 luglio 1998, n. 322 (in G.U. 1a s.s. 29/7/1998, n. 30) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale dell'art. 2941, n. 7, del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione rimane sospesa tra la societa' in accomandita semplice ed i suoi amministratori, finche' sono in carica, per le azioni di responsabilita' contro di essi."

Corte Costituzionale

248

La Corte Costituzionale, con sentenza 2-11 dicembre 2015, n. 262 (in G.U. 1a s.s. 16/12/2015, n. 50) ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale "dell'art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la societa' in nome collettivo e i suoi amministratori, finche' sono in carica, per le azioni di responsabilita' contro di essi".

Corte Costituzionale

340

La Corte Costituzionale, con sentenza 21 maggio - 26 giugno 2025, n. 86 (in G.U. 1ª s.s. 2/07/2025, n. 27) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale dell'art. 2941, primo comma, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede la sospensione della prescrizione tra le associazioni non riconosciute e i loro amministratori, finche' sono in carica, per le azioni di responsabilita' contro di essi".

Corte Costituzionale

349

La Corte Costituzionale, con sentenza 1 dicembre 2025 - 23 gennaio 2026, n. 7 (in G.U. 1ª s.s. 28/01/2026, n. 4) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale dell'art. 2941, primo comma, numero 1), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione rimane sospesa tra i conviventi di fatto".

Testo vigente dal 29 gennaio 2026

Corte di cassazione

12 pronunce che riguardano l’art. 2941 c.c., dalle Rassegne del Massimario e dalle pronunce segnalate.

  • Cass. civ., Sez. Un., sent. n. 23486/2026

    18 luglio 2026

    Con riguardo alla comunicazione dell'atto di licenziamento, le condizioni soggettive del destinatario e, in particolare, il suo stato di incapacità naturale, non assumono rilievo - ai fini della decorrenza del termine di decadenza per l'impugnazione - nel senso del superamento della presunzione di conoscenza stabilita dall'art. 1335 c.c., dovendo essere garantito il principio di affidamento e di certezza dei rapporti giuridici, posto alla base della previsione normativa, e risolvendosi una diversa interpretazione nella introduzione di una causa di sospensione della decadenza, in violazione della disciplina dettata dagli artt. 2964, 2941 e 2942 c.c..

    Art. 2941 c.c. · Art. 1335 c.c. · Art. 2964 c.c. · Art. 2942 c.c.

    Rassegna di luglio 2026, p. 14

  • Cass. civ., Sez. I, ord. n. 22070/2026

    27 giugno 2026

    In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito costituente reato, la previsione dell'art. 2947, comma 3, c.c. (secondo il quale, se per il reato stesso è prevista una prescrizione più lunga, questa si applica anche all'azione civile) si riferisce a tutti i possibili soggetti passivi della conseguente pretesa risarcitoria, sicché è invocabile non solo per l'azione civile esperibile contro la persona penalmente imputabile, ma anche per quella esercitabile contro coloro che sono tenuti al risarcimento a titolo di responsabilità indiretta e, dunque, anche nei confronti dei sindaci, la cui responsabilità per omessa vigilanza sull'operato degli amministratori riveste carattere solidale con quella di questi ultimi.

    Art. 2941 c.c. · Art. 2055 c.c. · Art. 2393 c.c. · Art. 2393-bis c.c.

    Rassegna di giugno 2026, p. 66

  • Cass. civ., Sez. I, ord. n. 15704/2026

    22 maggio 2026
    • Territori ex italiani

    In tema di indennizzo spettante ai privati per i beni perduti all'estero in territori già appartenenti alla sovranità italiana, il diritto di chiedere la revisione della stima dell'indennizzo in base ai criteri introdotti dalla l. n. 98 del 1994 è soggetto all'ordinario termine decennale di prescrizione, decorrente dall'entrata in vigore della legge medesima, senza che la pendenza del procedimento amministrativo di liquidazione possa determinarne la sospensione ovvero produrre un effetto interruttivo permanente, attesa la tassatività delle ipotesi di sospensione della prescrizione e l'assenza di una specifica previsione derogatoria nella citata legge.

    Art. 2941 c.c. · Art. 2934 c.c. · Art. 2935 c.c. · Art. 2942 c.c.

    Rassegna di maggio 2026, p. 55 ↗

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 14323/2026

    14 maggio 2026

    In materia di contratto di assicurazione, la comunicazione prevista dall'art. 2952, comma 4, c.c., è atto unilaterale a carattere recettizio - la cui interpretazione va compiuta alla stregua dei criteri previsti dagli artt.1362 e ss. c.c., in ragione del rinvio ad essi operato dall'art. 1324 c.c., nei limiti della compatibilità con la particolare natura e struttura di tali negozi - idoneo a sospendere il corso della prescrizione qualora contenga l'espressione della volontà del dichiarante assicurato, in qualsiasi modalità idonea al raggiungimento dello scopo, pur senza formule sacramentali, di richiedere, per uno specifico sinistro, l'attivazione della copertura offerta da un ben individuato contratto di assicurazione.

    Art. 2941 c.c. · Art. 1324 c.c. · Art. 1334 c.c. · Art. 1362 c.c.

    Rassegna di maggio 2026, p. 157 ↗

Tutte le 39 massime su questo articolo nel Massimario, con la Corte costituzionale

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario, Rassegne di aprile/maggio 2025 ↗, giugno 2025 ↗, luglio/agosto 2025 ↗, gennaio 2026 ↗, febbraio 2026 ↗, marzo/aprile 2026 ↗, maggio 2026 ↗, giugno 2026 e luglio 2026 (sito della Corte); e pronunce segnalate sul suo sito.

Corte costituzionale

Questa norma è stata dichiarata illegittima. La declaratoria la rimuove con effetto retroattivo: vale anche per i rapporti sorti prima, se non esauriti.

  • Sentenza n. 7/2026

    Ha colpito questo articolo
    23 gennaio 2026

    “Famiglia” è lemma che può riferirsi alla stabile convivenza di fatto, in quanto genera una relazione affettiva, tipica del rapporto familiare nell’ambito della platea dei valori solidaristici postulati dalle aggregazioni cui fa riferimento l’art. 2 Cost. Essa richiama una concezione pluralistica, grazie anche all’impulso dato dalla Corte EDU, la quale ha ricondotto all’art. 8 CEDU anche le relazioni che costituiscono famiglia in senso sociale, alla condizione che sussista l’effettività di stretti e comprovati legami affettivi. (Precedenti: S. 197/2025 - mass. 47106; S. 148/2024 - mass. 46369; S. 10/2024 - mass. 45956; S. 213/2016 - mass. 39067; S. 140/2009 - mass. 33390). Un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti intrinseche manifestazioni solidaristiche. Tanto più in presenza di prole. (Precedente: S. 237/1986 - mass. 12593). L’unione di fatto, in quanto formazione sociale tutelata dall’art. 2 Cost., merita protezione quando è caratterizzata da stabilità e da vincoli di solidarietà. Simile orientamento si è nel tempo consolidato e affinato. Essa pertanto non si deve configurare come forma minore del rapporto coniugale, riprovata o appena tollerata, dovendosi, viceversa, riconoscere a entrambe la loro propria specifica dignità. (Precedenti: S. 40/2009; S. 8/1996; S. 404/1988). Il legislatore ha nel tempo riconosciuto quale formazione familiare la convivenza di fatto, dapprima con discipline settoriali, ispirate all’esigenza di attribuire diritti a favore dei conviventi di fatto, dare riconoscimento e rilievo alla stabile convivenza affettiva e proteggere il minore nel contesto delle convivenze di fatto, fino alla legge n. 76 del 2016, che ambisce a un approccio di tipo sistematico, nel contesto di un intervento che si è fatto interprete di una concezione pluralistica della famiglia, approntando un complesso di tutele a favore dei componenti della famiglia di fatto, spesso recependole dagli stessi sviluppi giurisprudenziali, e valorizzando il possibile ricorso all’autonomia privata, regolando i contratti di convivenza. (Precedente: S. 148/2024 - mass. 46369). Se va esclusa una generale equivalenza fra la disciplina concernente il vincolo matrimoniale e quella relativa alla convivenza di fatto, ove solo si consideri che quest’ultimo legame tende a sottrarsi al complesso degli effetti che scaturiscono dal matrimonio, tuttavia, nel raffronto tra convivenza di fatto e rapporto coniugale, la comparabilità delle discipline riguardanti aspetti particolari dell’una e dell’altro possano presentare analogie ai fini del controllo di ragionevolezza ex art. 3 Cost., riscontrando, con riferimento a specifiche norme, caratteristiche tanto comuni da rendere necessaria una identità di disciplina. (Precedenti: S. 148/2024 - mass. 46369; S. 66/2024 - mass. 46160, 46161; S. 170/2014 - mass. 38016). (Nel caso di specie, è dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 2 e 3 Cost. – quest’ultimo sotto il duplice profilo della disparità di trattamento e dell’irragionevolezza intrinseca – l’art. 2941, primo comma, n. 1, cod. civ., nella parte in cui non prevede che la prescrizione rimane sospesa tra i conviventi di fatto. La disposizione censurata dal Tribunale di Firenze, sez. terza civile, evidenzia una ratio suscettibile di operare nei medesimi termini con riferimento ai coniugi e ai conviventi di fatto – sintagma tale da ricomprendere anche il convivente di una coppia dello stesso sesso –, in quanto intende preservare l’affectio e l’unità familiare, che l’art. 29 Cost. protegge sia che esso origini dal matrimonio, sia che scaturisca dalla stabilità del rapporto di convivenza. A distanza di oltre un quarto di secolo dalla sent. n. 2/1998, che aveva dichiarato non fondate le medesime questioni, l’evoluzione dapprima giurisprudenziale e poi normativa consente dunque di ravvisare i presupposti che rendono possibile la rimeditazione del precedente orientamento. In particolare, si è progressivamente consolidato il riconoscimento della convivenza di fatto quale formazione familiare tutelata dall’art. 2 Cost., nel contesto della quale l’affectio e la solidarietà tra i componenti meritano la più ampia protezione. Inoltre, sono stati chiariti il senso e i limiti entro cui la disciplina applicabile al coniuge può essere assunta quale tertium comparationis rispetto al convivente di fatto. Infine, si è palesata la compatibilità tra la sospensione del termine di prescrizione e i caratteri propri della convivenza di fatto. Tramite l’istituto della sospensione, infatti, l’ordinamento riconosce che, in presenza di uno stabile legame affettivo di coppia, non è esigibile l’esercizio di atti interruttivi della prescrizione, che preludono a un possibile contenzioso e sono percepiti come lesivi della fiducia reciproca. Pertanto, non diversamente da quanto è dato constatare rispetto al coniuge, non si può esigere dal convivente di fatto, che vanti un credito nei confronti dell’altro, l’onere di esercitare la pretesa, e, più in generale, di far valere il diritto soggetto a prescrizione, compromettendo la stabilità, l’armonia e l’unità del rapporto affettivo: un bivio che, nell’una e nell’altra direzione, conduce a un contrasto con l’art. 2 Cost. Una tale alternativa, oltre a differenziare in modo irragionevole il convivente di fatto rispetto al coniuge, è destinata a incidere negativamente su interessi riconducibili all’art. 2 Cost. Va dunque rimeditata la tesi secondo cui la sospensione della prescrizione debba radicarsi su presupposti costituiti da precisi elementi formali e temporali che si ravvisano nel coniugio. Anzitutto, la giurisprudenza di legittimità ha progressivamente abbandonato una lettura della causa di sospensione formalisticamente riferita allo status di coniuge, privilegiando la tutela della dimensione sostanziale del rapporto. Del resto, l’istituto della prescrizione mira a garantire la certezza del diritto tra le parti di un rapporto e non nei confronti dei terzi, tant’è che essa non è rilevabile d’ufficio, deve essere eccepita e può essere oggetto di rinuncia una volta maturata. Ai fini dell’applicabilità della sospensione della prescrizione basta, pertanto, poter verificare con certezza, anche solo a posteriori, il periodo durante il quale l’istituto opera; la stessa legge n. 76 del 2016, al riguardo, ha offerto uno strumento agevolato di prova della convivenza di fatto tramite la registrazione anagrafica, che ha funzione probatoria. La irragionevolezza intrinseca, infine, è tanto più evidente, ove si consideri che la norma censurata tende a far perdere la titolarità di crediti, che possono derivare dal contributo finanziario prestato all’altro convivente per sostenere beni o attività di cui quest’ultimo sia esclusivo titolare). (Precedenti: S. 197/2025 - mass. 47106; S. 24/2025 - mass. 46686; S. 203/2024 - mass. 46476; S. 148/2024 - mass. 46369; S. 213/2016 - mass. 39067).

    Art. 2941 c.c. · Art. 1 unioni civili

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 86/2025

    Ha colpito questo articolo
    26 giugno 2025

    È dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 24 Cost., l’art. 2941, primo comma, numero 7), cod. civ., nella parte in cui non prevede la sospensione della prescrizione tra le associazioni non riconosciute e i loro amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi. La persistenza della disciplina censurata dal Tribunale di Napoli, sez. specializzata in materia d’impresa – non suscettibile di applicazione analogica, in quanto connotata da eccezionalità – che subordina la sospensione del citato termine prescrizionale alla titolarità della personalità giuridica dell’ente determina una diversità di trattamento palesemente irragionevole delle associazioni non riconosciute sia nei confronti dell’associazione dotata di personalità giuridica sia delle società in accomandita semplice e in nome collettivo. La ratio della sospensione del decorso del termine di prescrizione – da rinvenirsi nella difficoltà dell’ente di avere piena cognizione dell’operato degli amministratori e di promuovere l’azione fintantoché gli stessi conservino una posizione di preminenza decisionale – non ha, infatti, alcuna relazione con la sussistenza o meno della personalità giuridica. Dal momento che il riconoscimento giuridico produce effetti sul piano dei rapporti esterni – e non su quelli interni fra gli amministratori e l’ente – la sospensione della prescrizione non è meno necessaria nel caso dell’associazione non riconosciuta rispetto al caso di quella dotata di personalità giuridica. L’irragionevole disparità di trattamento si determina anche nel confronto con le società in accomandita semplice e in nome collettivo, enti privi di personalità giuridica, come le associazioni non riconosciute, ma che beneficiano del meccanismo sospensivo. La censurata omissione determina, infine, un vulnus all’effettività del diritto di difesa dell’ente nei confronti degli amministratori, fintantoché essi sono in carica, dal momento che per le associazioni non riconosciute non sono contemplati strumenti di garanzia a favore dei soci). (Precedenti: S. 262/2015 - mass. 38664; S. 322/1998 - mass. 24109).

    Art. 2941 c.c.

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 262/2015

    Ha colpito questo articolo
    11 dicembre 2015

    dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 dicembre 2015. F.to: Al…

    Art. 2941 c.c.

    Leggi la pronuncia
Altre pronunce che richiamano l’articolo (1)

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

Norme correlate

Ogni gruppo dice da dove viene il collegamento.

Approfondimenti

Dai lavori con cui il legislatore illustrò la norma: una fonte d’epoca, non un commento attuale.

  • Ho distinto le cause di sospensione della prescrizione in due categorie, secondo che derivano il loro fondamento dai rapporti tra le parti (art. 2941) ovvero dalla condizione del titolare del diritto (art. 2942). Elencando le cause di sospensione dipendenti dai rapporti tra le parti, ho apportato notevoli modificazioni e aggiunte all'art. 2119 del codice del 1865. In primo luogo ho ampliato la formula del secondo capoverso di tale articolo, in guisa da ricomprendervi i rapporti tra l'adottante e l'adottato e tra l'affiliante e l'affiliato. In secondo luogo ho integrato l'ultimo capoverso dell'articolo stesso, prevedendo, oltre l'ipotesi che i beni siano sottoposti per legge all'amministrazione altrui, anche l'ipotesi che all'amministrazione altrui siano sottoposti per provvedimento del giudice, e determinando altresì il momento finale della sospensione, il quale coincide con quello in cui è approvato definitivamente il conto reso dall'amministratore. In terzo luogo, accogliendo il voto di un'autorevole dottrina, ho esteso la sospensione alle persone giuridiche nei confronti dei loro amministratori, per le azioni di responsabilità contro i medesimi, finchè questi sono in carica. In ultimo, poichè l'ordinamento giuridico non può ammettere che alcuno tragga profitto dal proprio dolo, ho disposto (art. 2941, n. 8) che la prescrizione rimane sospesa tra il debitore che ha dolosamente occultato l'esistenza del debito e il creditore, finchè il dolo non sia stato scoperto. Per ciò che concerne le cause di sospensione della prescrizione dipendenti dalla condizione del titolare del diritto, mi è parsa ispirata a eccessivo favore verso i minori non emancipati e gli interdetti per infermità di mente la norma del primo capoverso dell'art. 2120 del codice anteriore. Quando costoro hanno un rappresentante legale, al quale incombe di far valere i diritti loro spettanti, non v'è ragione perchè la prescrizione sia sospesa. Ho pertanto previsto l'ipotesi che manchi il rappresentante legale dell'incapace, e per questa ipotesi ho stabilito che la prescrizione rimane sospesa per tutto il tempo in cui non v'è il rappresentante e per sei mesi successivi alla nomina del medesimo o alla cessazione dell'incapacità (art. 2942, n. 1). Il beneficio della sospensione, ammesso dal citato art. 2120, primo capoverso, del codice del 1865 per i militari in servizio attivo in tempo di guerra, è esteso (art. 2942, n. 2), avuto riguardo alla sostanziale identità di situazione, a coloro che si trovano al seguito delle forze armate: quanto alla durata della sospensione, così per gli uni come per gli altri, si fa rinvio alle disposizioni delle leggi di guerra. Non ho riprodotto il secondo, il terzo e il quinto capoverso dell'art. 2120 del codice anteriore, poichè, come ho già avuto occasione di notare, le cause in essi menzionate non si configurano propriamente come cause sospensive, ma come cause impeditive della prescrizione. Non ho del pari riprodotto il quarto capoverso dello stesso articolo - concernente, per altro, in prevalenza l'usucapione - poichè, per ciò che attiene alla prescrizione, la disposizione del menzionato capoverso era in parte inutile e in parte inopportuna: inutile, se riferita alla sospensione, durante il matrimonio, della prescrizione dell'ipoteca iscritta a garanzia della dote, posto che, salvo riguardo ai beni acquistati da terzi (e, rispetto a tali beni, sulla prescrizione dell'ipoteca, per il disposto degli articoli 2030 e 2121 del codice anteriore, non operava l'accennata causa sospensiva), l'ipoteca non si estingue per prescrizione e che, non prescrivendosi durante il matrimonio il credito dotale, neppure può l'ipoteca estinguersi per prescrizione di questo; inopportuna, se riferita alla sospensione della prescrizione delle servitù costituite a favore del fondo ipotecato per la dote e per l'esecuzione delle convenzioni matrimoniali, in quanto oltrepassava così, con un'eccezione alle norme generali, i limiti entro i quali può ritenersi giustificata la protezione dei diritti della donna coniugata. Dell'interruzione della prescrizione.

    Relazione del Ministro Guardasigilli al Codice civile (1942), n. 1202

Che cosa è cambiato dal 29 gennaio 2026

Confronto con la versione in vigore dal 3 luglio 2025 al 29 gennaio 2026.

Il testo dell’articolo è rimasto uguale. La nuova versione è stata registrata con la nota ufficiale qui sotto.

La nota di aggiornamento ufficiale

  • Corte Costituzionale

    La Corte Costituzionale, con sentenza 1 dicembre 2025 - 23 gennaio 2026, n. 7 (in G.U. 1ª s.s. 28/01/2026, n. 4) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale dell'art. 2941, primo comma, numero 1), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione rimane sospesa tra i conviventi di fatto".

RatioAI può raccontare questa modifica in parole semplici, usando solo il confronto e le note qui sopra.

Si avvia solo se lo chiedi.

urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;262~art2941 · fonte del testo