Come il Massimario suddivide la voce, con il numero di massime. Quelle con una pagina propria raccolgono lì le loro massime.
Lodo (sentenza arbitrale)8 massime
Arbitrato estero7 massime
Compromesso e clausola compromissoria7 massime
Perizia contrattuale4 massime
Arbitrato irrituale (o libero)3 massime
Arbitri3 massime
Competenza3 massime
Massime della Corte di cassazione
31 massime classificate sotto questa voce, dalla più recente.
Cass. civ., Sez. II, ord. n. 20853/2026
Compromesso e clausola compromissoria
Clausola compromissoria - Natura - Contratto ad effetti processuali - Autonomia dal contratto che la contiene -Fondamento - Conseguenze.
In tema di arbitrato, la clausola compromissoria costituisce un contratto ad effetti processuali a sé stante ed autonomo rispetto a quello nel quale è inserita, sicché la sua validità deve essere valutata indipendentemente da quella del contratto che la contiene.
Produzione del compromesso in originale o in copia autentica - Presupposto processuale - Configurabilità - Conseguenze - Produzione nel corso del giudizio di opposizione - Ammissibilità - Condizioni.
In tema di riconoscimento dell'efficacia del lodo arbitrale estero, la produzione del compromesso, in originale o in copia autentica, contestualmente alla proposizione della domanda, prescritta dall'art. 4 della Convenzione di New York del 10 giugno 1958, resa esecutiva con legge n. 62 del 1968, e dall'art. 839, comma 2, c.p.c., non configura una condizione dell'azione, bensì un presupposto processuale, necessario per la valida introduzione del giudizio, che deve sussistere, quale requisito formale di procedibilità della domanda, al momento dell'instaurazione del procedimento; ciò, tuttavia, non è incompatibile, né esclude, che, una volta intervenuta la produzione documentale da parte di colui che chiede di far valere il lodo in Italia, essa possa essere integrata su disposizione dell'Ufficio ovvero a iniziativa di parte, nel corso del procedimento ex art. 839 c.p.c., onde consentire la verifica della regolarità formale del lodo.
Classificata anche sotto: Delibazione (giudizio di)
Eccezione di difetto di giurisdizione dell’arbitro estero - Delibazione esclusivamente da parte degli arbitri - Sussistenza - Mezzi di impugnazione della relativa decisione - Individuazione.
All'arbitrato internazionale, che può avere natura esclusivamente rituale, si applicano gli artt. 817 e 819-ter c.p.c., con la conseguenza che la decisione circa il difetto di giurisdizione dell'arbitro estero, una volta che il procedimento arbitrale sia stato instaurato, non può essere rimessa al giudice nazionale, anche se il giudizio italiano sia stato proposto prioritariamente, ma in detta sede non sia stata sollevata la questione di giurisdizione, perché è di competenza esclusiva degli arbitri stessi, potendo la relativa decisione essere contestata con i rimedi contemplati dalla legge in sede di riconoscimento del lodo straniero.
Compromesso e clausola compromissoria › Interpretazione
Clausola arbitrale contenente riferimento a fattispecie astratte - Interpretazione secondo la comune intenzione delle parti - Necessità - Riferimento a definizioni giuridiche - Carattere esclusivo della definizione utilizzata - Esclusione - Ragioni - Fattispecie.
In tema di arbitrato, la portata della convenzione arbitrale che contenga l'indicazione delle liti da devolvere ad arbitri con riferimento a determinate fattispecie astratte, quali ad esempio, l'"interpretazione" e l'"esecuzione" del contratto, va ricostruita, ex art. 1362 c.c., sulla base della comune volontà dei compromettenti, senza limitarsi al senso letterale della parole; sicché, quando la clausola contenga il riferimento a definizioni giuridiche come sintesi del possibile oggetto delle future vertenze, esse non assumono lo scopo di circoscrivere il contenuto della convenzione arbitrale, in quanto un'interpretazione restrittiva della clausola comporterebbe la necessità di sottoporre a due diversi organi (arbitro e giudice ordinario) la decisione di questioni strettamente collegate tra loro con una dilatazione dei tempi di giudizio. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la clausola compromissoria relativa a "qualsivoglia controversia concernente le prestazioni svolte" devolvesse agli arbitri tutte le controversie inerenti al rapporto professionale, comprese quelle sulla natura delle prestazioni rese, e non soltanto quelle sulla loro quantificazione).
Art. 819 ter c.p.c. - Sentenza pronunciate dopo il 2 marzo 2006 - Applicabilità - Fondamento.
In tema di arbitrato rituale, l'art. 819-ter c.p.c., introdotto dall'art. 22 del d.lgs. n. 40 del 2006, il quale prevede l'impugnabilità con il solo regolamento di competenza delle pronunce affermative o negative della competenza in relazione ad una convenzione di arbitrato, si applica a tutte le sentenze pronunciate dopo l'entrata in vigore della citata disposizione (2 marzo 2006), a prescindere dalla data di instaurazione del relativo processo, tale soluzione interpretativa imponendosi in ragione della riconosciuta natura giurisdizionale dell'arbitrato rituale ed in base al principio tempus regit actum, per cui, in assenza di diversa disposizione transitoria, il regime di impugnabilità dei provvedimenti va desunto dalla disciplina vigente quando essi sono venuti a giuridica esistenza.
Delibazione di lodo straniero - Ordine pubblico - Diniego - Inefficacia della misura cautelare - Inesistenza del diritto cautelato - Sentenza non definitiva - Sufficienza.
Nel giudizio di delibazione di lodo arbitrale straniero, il diniego per contrasto con l'ordine pubblico determina l'inefficacia sopravvenuta della misura cautelare ex art. 669-novies, comma 3, c.p.c., purché l'inesistenza del diritto cautelato sia accertata anche con sentenza non definitiva, a tal fine necessaria e sufficiente.
Delibazione di lodo straniero - Ordine pubblico - Controllo da parte del giudice interno - Contenuto - Rivalutazione del merito - Esclusione.
Nel giudizio di delibazione di lodo arbitrale straniero, il controllo di conformità all'ordine pubblico non richiede una rivalutazione del merito, dovendosi limitare il giudice interno a verificare se il diritto, già accertato in sede arbitrale, possa spiegare effetti nell'ordinamento interno.
Classificata anche sotto: Delibazione (giudizio di)
Delibazione di lodo straniero - Procedimento - Struttura bifasica - Decreto presidenziale di diniego - Accertamento dell'inesistenza del diritto - Esclusione - Conseguenze in ordine alla inefficacia della misura cautelare.
Nel giudizio di delibazione di lodo arbitrale straniero, a struttura bifasica ai sensi degli artt. 839 e 840 c.p.c., il decreto presidenziale di diniego reso inaudita altera parte, in quanto provvedimento a contraddittorio e stabilità limitati, non è assimilabile alla sentenza di accertamento dell'inesistenza del diritto cautelato e non determina, quindi, l'inefficacia della misura cautelare ai sensi dell'art. 669-novies, comma 3, c.p.c., che consegue solo alla pronuncia, anche non definitiva, resa nella fase di opposizione.
Società a responsabilità limitata - Delibere di approvazione del bilancio e aumento del capitale sociale - Impugnativa - Mancanza assoluta di informazione - Compromettibilità in arbitri - Esclusione - Fondamento.
In tema di società a responsabilità limitata, l'impugnazione di delibere societarie aventi ad oggetto l'approvazione del bilancio e l'aumento del capitale sociale non è compromettibile in arbitri, ex art. 806 c.p.c., ove si lamenti che tali delibere siano state adottate in assoluta mancanza di informazioni, stante la parificazione di tale ipotesi, ai sensi dell'art. 2479-ter c.p.c., a quella delle delibere aventi oggetto illecito o impossibile, da ritenersi dunque attinenti a diritti indisponibili.
Riconoscimento ed esecuzione del lodo straniero - Convenzione di New York del 10 giugno 1958 - Non contrarietà all'ordine pubblico - Accertamento - Modalità - Fondamento - Fattispecie.
Ai fini del riconoscimento e dell'esecuzione del lodo straniero, in applicazione dell'art. 5, comma 2, lett. b), della Convenzione di New York del 10 giugno 1958 (resa esecutiva con la l. n. 62 del 1968), il requisito della non contrarietà all'ordine pubblico deve essere riscontrato con riferimento alla parte dispositiva, nella quale si compendia il "decisum" della pronuncia arbitrale e, anche se, a tal fine, è consentito prendere in esame il contenuto del lodo, ciò non può mai tradursi in un controllo sulla motivazione, il quale darebbe corso a quel riesame nel merito categoricamente escluso dalla Convenzione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale secondo la quale non era dato ravvisare una simile violazione nel lodo arbitrale, reso dalla Corte internazionale di arbitrato commerciale presso la Camera di commercio e industria della Federazione Russa, con cui era stato ritenuto sussistente l'inadempimento di una società italiana al proprio obbligo di pagare il prezzo della vendita di materiali ferrosi, ad opera di una società russa, nonostante tale pagamento fosse precluso dalle sanzioni commerciali ed economiche adottate dall'agenzia OFAC del Ministero del Tesoro degli U.S.A.).
Procedura arbitrale ex art. 412 quater c.p.c. - Compenso degli arbitri - Mancata pattuizione - Conseguenze - Solidarietà.
Nelle procedure arbitrali previste dall'art. 412 quater c.p.c., ove le parti non abbiano pattuito il compenso per i rispettivi arbitri e, pertanto, neppure il lodo statuisca sulle spese di lite, l'obbligo di pagamento del compenso deve ritenersi assoggettato alla regola della solidarietà, per cui ciascuna delle parti risponde per l'intero, ai sensi dell'art. 814, comma 1, c.p.c., in ragione del mandato oneroso collettivo da cui origina il rapporto con gli arbitri, mentre la ripartizione prevista dall'art. 412 quater cit., al comma 11, ha una valenza puramente interna.
Lodo (sentenza arbitrale) › Impugnazione › Per nullità
Art. 831, comma 2, c.p.c. - Impugnazione del lodo per nullità - Revocazione - Rapporti - Termine.
Lodo (sentenza arbitrale) › Impugnazione › Per revocazione
In tema di impugnazione del lodo arbitrale, ai sensi dell'art. 831, co. 2, c.p.c., durante la pendenza del processo di impugnazione del lodo per nullità, è sospeso il termine per proporre la domanda di revocazione per i casi di cui al primo comma della stessa disposizione, che si siano verificati durante il corso di tale processo, fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla nullità e non fino al passaggio in giudicato di questa.
La perizia contrattuale è una clausola contrattuale con la quale i contraenti pattuiscono che un terzo, scelto per le sue conoscenze tecniche specifiche e la fiducia che su di lui ripongono, intervenga su una o più questioni rilevanti per un rapporto giuridico tra loro intercorrente, la cui risoluzione richiede l'applicazione di massime di esperienza di un certo settore, e stabiliscono di assoggettarsi ad un doppio vincolo, quello derivante dal patto in virtù del quale si impegnano ad affidare a un terzo perito la soluzione di una certa questione e quello derivante dalla perizia che il terzo-perito porrà in essere.
Perizia contrattuale - Riconducibilità ad arbitrato irrituale - Condizioni - Rinunzia al diritto di agire in giudizio - Necessità - Mancanza - Figura atipica - Natura.
Perizia contrattuale
La perizia contrattuale può assumere, ove il suo contenuto sia riconducibile al disposto dell'art. 808-ter c.p.c. e preveda una definitiva rinunzia delle parti ad esercitare i propri diritti avanti al giudice ordinario, natura di arbitrato irrituale; in mancanza di una simile rinunzia la perizia contrattuale costituisce una figura pienamente atipica avente natura di obbligazione contrattuale con cui le parti individuano uno strumento che, ove utilizzato e portato a compimento, consente loro di superare in termini vincolanti una porzione del contrasto esistente attraverso la creazione di un nuovo assetto di interessi dipendente dal responso del terzo, che i contraenti si impegnano a rispettare.
Clausola di perizia contrattuale "pura" - Controversie su questioni oggetto della clausola - Proposizione in sede giudiziaria - Ammissibilità - Conseguenze.
Perizia contrattuale
La clausola di perizia contrattuale "pura" ha natura meramente obbligatoria con la conseguenza che ciascuna parte può introdurre un'azione giudiziaria che abbia ad oggetto anche la porzione di controversia affidata al perito, assumendo, tuttavia, detta condotta valore di inadempimento che la espone ad ogni conseguenza risarcitoria ad esso correlata.
Clausola di perizia contrattuale "pura" - Atto di "chiamata" e avvio del procedimento - Effetto interruttivo della prescrizione de die in diem - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
Perizia contrattuale
In caso di perizia contrattuale "pura", l'esercizio del diritto attuato attraverso l'atto di "chiamata" e il conseguente avvio di un procedimento che si sviluppa in una protratta e continua serie di operazioni, secondo le modalità contrattualmente previste, costituisce una condotta (di prolungato adempimento dell'obbligazione contrattuale) incompatibile con la valutazione normativa di inerzia del titolare che, ai sensi dell'art. 2934 c.c., giustifica il decorso della prescrizione e comporta un effetto interruttivo de die in diem per tutto l'arco delle operazioni in cui consiste tale perizia, sino alla sua definizione ovvero alla scadenza del termine a tal fine contrattualmente stabilito. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva ritenuto prescritto il diritto all'indennizzo assicurativo benché, a seguito di tempestiva denuncia dell'evento assicurato - una rapina del 20 novembre 2010- si fossero svolte le operazioni peritali di accertamento del danno da parte del tecnico incaricato dall'assicuratore e il procedimento si fosse concluso, senza accordo, con verbale del 25 settembre 2015 e che, dunque, al momento della chiamata di perizia contrattuale, effettuata dall'assicurata il 1° marzo 2017, il termine prescrizionale non fosse ancora decorso).
Collegio arbitrale composto di soli avvocati - Liquidazione degli onorari per l'attività svolta - Tariffe approvate con d.m. n. 140 del 2012 - Valore della controversia - Determinazione - Parametri.
In tema di arbitrato, ai fini della liquidazione degli onorari spettanti ai componenti del collegio arbitrale composto da soli avvocati, si deve tenere conto, durante la vigenza delle tariffe approvate con d.m. n. 140 del 2012, del disposto dell'art. 3 d.m. cit., riguardante l'attività stragiudiziale, cui rinvia l'art. 6, comma 2, dello stesso decreto, recante la disciplina dei compensi dovuti agli arbitri, con la conseguenza che il valore della controversia deve essere determinato sulla base delle richieste contenute nella domanda e non di quanto attribuito con il lodo.
Compromesso e clausola compromissoria › Interpretazione
Riferimento alle controversie nascenti dal contratto relativo - Applicabilità alle controversie aventi nello stesso causa petendi - Sussistenza - Limiti - Controversie aventi nel contratto un mero presupposto storico - Inapplicabilità di detta clausola - Fattispecie in tema di azione extracontrattuale ex art. 1669 c.c.
La clausola compromissoria riferita genericamente alle controversie nascenti dal contratto cui essa inerisce va interpretata, in mancanza di espressa volontà contraria, nel senso che rientrano nella competenza arbitrale tutte e solo le controversie aventi causa petendi nel contratto medesimo, con esclusione di quelle che hanno, in esso, unicamente un presupposto storico, come nel caso di specie in cui, pur in presenza della clausola compromissoria contenuta in un contratto di appalto, gli attori hanno proposto azione di responsabilità extracontrattuale, ex art. 1669 c.c., deducendo gravi difetti dell'immobile da loro acquistato.
Lodo arbitrale - Arbitri - Diritto al compenso - Sospensione ex. artt. 295, 337 c.p.c. - Esclusione - Nullità - Responsabilità ex art. 813-bis c.p.c.
Il diritto dell'arbitro di ricevere il pagamento dell'onorario sorge per il fatto di avere effettivamente espletato l'incarico conferito e prescinde dalla validità ed efficacia del lodo; ne consegue che non sussistono i presupposti della sospensione, ex artt. 295 o 337 c.p.c., del procedimento instaurato dall'arbitro per ottenere il residuo compenso, già liquidato, in attesa della definizione del giudizio di impugnazione del lodo, la cui eventuale nullità può giustificare unicamente l'azione di responsabilità ai sensi dell'art. 813-bis c.p.c.
Impugnazione del lodo arbitrale per violazione del contraddittorio - Accertamento dell'effettiva lesione del diritto di dedurre e contraddire - Indicazione dello specifico pregiudizio sofferto - Necessità.
In tema di giudizio arbitrale, la violazione del contraddittorio deve essere accertata nell'ambito di un'effettiva lesione della possibilità di dedurre e contraddire per verificare se l'atto abbia egualmente raggiunto lo scopo di instaurare un regolare contraddittorio e se la sua inosservanza non abbia causato pregiudizio alla parte; ne consegue la dichiarazione di nullità del lodo e del procedimento quando nell'impugnazione, alla denuncia del vizio idoneo a determinarla, segue l'indicazione dello specifico pregiudizio che esso ha arrecato al diritto di difesa.
Lodo (sentenza arbitrale) › Impugnazione › Per nullità
Ricorso in cassazione - Impugnazione lodo arbitrale - Esame del provvedimento degli arbitri - Esclusione - Fondamento.
In sede di ricorso per cassazione avverso la sentenza che ha deciso sull'impugnazione per nullità del lodo, il sindacato di legittimità non può avere ad oggetto direttamente il provvedimento arbitrale, ma è limitato alla verifica della correttezza e della congruità motivazionale della pronuncia resa nel giudizio di impugnazione, con riferimento ai motivi di censura del lodo, dovendo il controllo essere condotto esclusivamente attraverso il riscontro della conformità a legge e dell'adeguatezza dei motivi della sentenza impugnata.
Cessione di credito nascente da contratto - Subingresso del cessionario nella clausola compromissoria - Configurabilità - Esclusione - Opponibilità della clausola compromissoria da parte del debitore ceduto - Sussistenza - Fondamento.
Il cessionario di un credito nascente da un contratto, nel quale è inserita una clausola compromissoria, non subentra nella titolarità del distinto ed autonomo negozio compromissorio e non può, pertanto, invocare detta clausola nei confronti del debitore ceduto, mentre è in facoltà di questo avvalersi della clausola compromissoria nei confronti del cessionario, rientrando essa tra le eccezioni opponibili all'originario creditore, poiché, altrimenti, si vedrebbe privato del diritto di far decidere ad arbitri le controversie sul credito in forza di un accordo tra cedente e cessionario, al quale egli è rimasto estraneo.
Art. 83-bis del d.l. n. 112 del 2008 - Norma di ordine pubblico ex art. 829, comma 3 c.p.c. - Esclusione - Fondamento.
In tema d'impugnazione di lodo arbitrale, l'art. 83-bis del d.l. n. 112 del 2008, conv., con modif., nella l. n. 133 del 2008, ha natura di norma imperativa secondo il diritto interno, con la conseguenza che la sua violazione non rientra nella operatività della clausola di ordine pubblico, cui rimanda l'art. 829, comma 3, c.p.c. (nel testo introdotto dal d.lgs. n. 40 del 2006), dovendo quest'ultimo interpretarsi in senso restrittivo, come rinvio limitato alle sole norme fondamentali dell'ordinamento e non all'insieme delle norme imperative.
Eccezione di incompetenza arbitrale - Riassunzione della causa dinanzi al giudice ordinario - Eccezione di incompetenza del giudice proposta dalla medesima parte - Inammissibilità - Fondamento.
Non è ammissibile la proposizione, dinanzi al giudice ordinario e in sede di riassunzione della causa, di eccezione contraria a quella di incompetenza arbitrale sollevata dalla stessa parte dinanzi agli arbitri e da questi accolta, in quanto dedotta in violazione del divieto di venire contra factum proprium e rivolta unicamente a impedire o ritardare la pronuncia sulla pretesa azionata, piegando lo strumento processuale esperito a un utilizzo abusivo, con aggravio della posizione processuale del ricorrente per effetto della dilatazione dei tempi del processo.
Responsabilità degli amministratori - Fallimento - Curatore - Azione a favore della società e dei creditori sociali - Cumulo - Clausola compromissoria contenuta nello statuto sociale - Inapplicabilità - Fondamento.
In caso di fallimento di una società, la clausola compromissoria contenuta nel suo statuto non è applicabile all'azione di responsabilità proposta dal curatore nei confronti degli amministratori ai sensi dell'art. 146 l.fall., in ragione del contenuto unitario e inscindibile di questa azione, quale strumento di reintegrazione del patrimonio sociale previsto a garanzia sia dei soci che dei creditori sociali, nel quale confluiscono, con connotati di autonomia e con la modifica della legittimazione attiva, sia l'azione prevista dall'art. 2393 c.c. che quella di cui all'art. 2394 c.c., in riferimento alla quale detta clausola non opera per il semplice fatto che i creditori sono terzi rispetto alla società.
Compromesso e clausola compromissoria › Interpretazione
Clausola compromissoria contenuta in un contratto - Estensione a contratti collegati - Esclusione.
La deroga convenzionale alla competenza del giudice ordinario non può essere affermata, quale effetto della clausola compromissoria contenuta in un determinato contratto, ove si tratti di controversie relative ad altri contratti, ancorché collegati al principale cui accede la clausola.
Eccezione di clausola compromissoria - Questione di competenza - Rilevabilità d’ufficio - Esclusione - Fondamento.
In tema di arbitrato, l'eccezione con la quale sia dedotta l'esistenza di una clausola compromissoria ha carattere processuale e integra una questione di competenza di natura non inderogabile, così da giustificarne il rilievo d'ufficio, atteso che essa si fonda unicamente sulla volontà delle parti, le quali sono libere di scegliere se affidare o meno la controversia agli arbitri.
Lodo (sentenza arbitrale) › Impugnazione › Per nullità
Decadenza da iscritto al SIULP - Natura - Lodo arbitrale - Esclusione - Sussistenza.
La decadenza da iscritto al SIULP irrogata dal collegio dei probiviri é espressione di poteri di gestione endoassociativi, soggetta al controllo giurisdizionale ex art. 24 c.c., e non ha natura di lodo arbitrale, in quanto lo statuto del sindacato di polizia non prevede espressamente una clausola ai sensi dell'art. 808 c.p.c., che devolva in arbitri ogni controversia fra l'associato e gli organi gestionali, non disciplina le modalità di formazione dell'organo arbitrale, i poteri degli arbitri, la natura dell'arbitrato, il regolamento arbitrale nè il ricorso al presidente del tribunale, in caso di disaccordo sulla nomina degli arbitri.
Clausola compromissoria - Eccezione di compromesso - Natura - Questione di giurisdizione - Configurabilità - Ragioni - Regolamento ex art. 41 c.p.c. - Ammissibilità - Difetto di giurisdizione derivante da clausola compromissoria - Limiti.
In presenza di una clausola compromissoria di arbitrato estero, l'eccezione di compromesso, attesa la natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del giudice ordinario da attribuirsi all'arbitrato rituale, in conseguenza delle disciplina complessivamente ricavabile dalla l. n. 25 del 1994 e dal d.lgs. n. 40 del 2006, deve ricomprendersi, a pieno titolo, nel novero di quelle di rito, dando così luogo ad una questione di giurisdizione e rendendo ammissibile il regolamento preventivo di cui all'art. 41 c.p.c., salvo che il convenuto non abbia espressamente o tacitamente accettato la giurisdizione italiana.
Lodo (sentenza arbitrale) › Termini per la pronuncia › Decadenza degli arbitri
Nullità - Eccezione - Termine di proposizione - Limiti.
In tema di impugnazione di lodo arbitrale, la nullità dovuta alla scadenza del termine di deposito della decisione, con conseguente decadenza degli arbitri, può essere eccepita ex art. 821 c.p.c. fino a prima della deliberazione del lodo, purché nel frattempo non siano intervenute le proroghe di cui al comma 4 dell'art. 820 c.p.c., la cui operatività ipso iure è volta ad assicurare il pieno esercizio del diritto di difesa, così da determinare lo slittamento in avanti del termine per la pronuncia del lodo.
Arbitrato societario - Lodo rituale straniero - Riconoscimento in Italia - Nomina del collegio da parte di soggetto terzo - Necessità - Conseguenze - Derogabilità degli artt. 35 e 36 del d.lgs. n. 5 del 2003 - Condizioni.
Lodo (sentenza arbitrale) › Impugnazione
In tema di arbitrato societario, può essere riconosciuto in Italia un lodo rituale straniero pronunciato in forza di una clausola compromissoria, inserita nello statuto di una società di diritto italiano, che localizzi all'estero la sede dell'arbitrato medesimo, qualora l'organo arbitrale sia interamente nominato da un soggetto terzo estraneo alla società stessa, in conformità al disposto dell'art. 34, comma 2, del d.lgs. n. 5 del 2003, applicabile ratione temporis, essendo derogabili, una volta rispettate le predette condizioni, le disposizioni di cui ai successivi artt. 35 e 36, attraverso la scelta di una lex arbitri diversa, purché rispettosa dei criteri previsti dalla Convenzione di New York del 10 giugno 1958 (recepita dalla l. n. 62 del 1968), che, a livello sovranazionale, disciplinano il riconoscimento dei lodi arbitrali.
Le pronunce che hanno deciso su questi articoli, dichiarandoli illegittimi o giudicando la questione. Il legame con la voce passa per gli articoli ed è ricavato da Iuspedia.
Dispositivo: riuniti i giudizi,
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 819-ter, secondo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui esclude l'applicabilità, ai rapporti tra arbitrato e processo, di regole corrispondenti all'articolo 50 del codice di procedura civile.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 luglio 2013.
F.to…
Dispositivo: 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 829, terzo comma, del codice di procedura civile, come sostituito dall'art. 24 del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 maggio 2…
Dispositivo: dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 829, terzo comma, del codice di procedura civile, come sostituito dall'art. 24 del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato, a norma dell'articolo 1, comma 2, della L. 14 maggio 2005, n. 80), in combinato…
Voci, sottovoci e codici sono quelli con cui l’Ufficio del Massimario della Corte di cassazione classifica le massime nelle Rassegne mensili della giurisprudenza civile. Qui sono scritti con le maiuscole e gli accenti dell’uso corrente, e i codici con lo stesso nome stanno in una pagina sola. Una voce o una sottovoce ha una pagina se raccoglie almeno 10 massime e almeno 3 articoli citati da due o più di esse; una sottovoce con più dei quattro quinti delle massime della sua voce resta nella pagina della voce. Un secondo livello fra virgolette senza codici propri, che raccoglie argomenti diversi, non fa sottovoce: lo fa il livello successivo. Le massime che si limitano a dichiararsi conformi a una pronuncia precedente, senza un testo proprio, non sono contate. Gli articoli sono quelli indicati dalle massime nei riferimenti normativi. Le pronunce della Corte costituzionale non fanno parte della classificazione: sono quelle che hanno deciso sugli articoli citati da almeno due massime, un collegamento ricavato da Iuspedia. Le Rassegne raccolte sono 14, da gennaio 2025 a luglio 2026. Fonti e metodologia
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