Art. 301 c.p.c. — Morte o impedimento del procuratore

[1]Se la parte e' costituita a mezzo di procuratore, il processo e' interrotto dal giorno della morte, radiazione o sospensione del procuratore stesso.

[2]In tal caso si applica la disposizione dell'articolo 299.

[3]Non sono cause d'interruzione la revoca della procura o la rinuncia ad essa.

Testo vigente dal 28 ottobre 1940

Cognizione ordinariaVersione 0.1

Atto di riassunzione del processo

Comparsa di riassunzione davanti al giudice indicato come competente (art. 50) e ricorso per fissare l’udienza dopo la sospensione (art. 297) o l’interruzione (artt. 302 e 303), anche contro gli eredi collettivamente e impersonalmente, con il richiamo delle conclusioni già prese.

Corte di cassazione

7 pronunce che riguardano l’art. 301 c.p.c., dalle Rassegne del Massimario.

  • Cass. civ., Sez. II, ord. n. 21580/2026

    24 giugno 2026

    La morte del procuratore produce l'interruzione automatica del processo dal momento del suo verificarsi, indipendentemente dalla conoscenza che dell'evento abbiano le parti o il giudice, e la conoscenza legale del fatto interruttivo, intervenuta in altro processo, è idonea a far decorrere il termine per la riassunzione anche in relazione a distinti giudizi, pendenti tra le medesime parti, in cui la parte era patrocinata dallo stesso difensore colpito dal suddetto evento. (Nella specie, la S.C. ha individuato il dies a quo nella data del verbale dell'udienza celebrata in altro giudizio tra le stesse parti, dal quale si evinceva l'interruzione del processo per morte del procuratore costituito in entrambi i giudizi, affermando che la conoscenza così acquisita potesse dirsi "legale" in quanto non acquisita aliunde, bensì attraverso un atto processuale).

    Art. 301 c.p.c. · Art. 303 c.p.c. · Art. 307 c.p.c.

    Rassegna di giugno 2026, p. 104

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 19373/2026

    12 giugno 2026

    La morte dell'unico difensore della parte costituita, che intervenga nel corso del giudizio, determina automaticamente l'interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, e preclude ogni ulteriore attività processuale, con la conseguente nullità degli atti successivi e della sentenza eventualmente pronunciata; ove, tuttavia, il processo sia irritualmente proseguito, nonostante il verificarsi dell'evento morte, la causa interruttiva può essere dedotta e provata in sede di legittimità, ai sensi dell'art. 372 c.p.c., mediante la produzione dei documenti necessari, ma solo dalla parte colpita dal predetto evento, a tutela della quale sono poste le norme che disciplinano l'interruzione, non potendo essere rilevata d'ufficio dal giudice, né eccepita dalla controparte come motivo di nullità della sentenza.

    Art. 301 c.p.c. · Art. 372 c.p.c.

    Rassegna di giugno 2026, p. 148

  • Cass. civ., Sez. III, ord. n. 15622/2026

    21 maggio 2026

    Poiché le norme sull'interruzione del processo per morte od impedimento del procuratore sono rivolte a tutelare la parte nei cui confronti l'evento si è verificato, questa è la sola legittimata a valersi della mancata interruzione.

    Art. 301 c.p.c. · Art. 100 c.p.c.

    Rassegna di maggio 2026, p. 166 ↗

  • Cass. civ., Sez. Lav., ord. n. 10959/2026

    24 aprile 2026

    In caso di interruzione del processo a seguito di un provvedimento di sospensione disciplinare dell'avvocato di una parte, una volta cessato il periodo di sospensione, non essendo necessaria una nuova procura alla lite né una nuova costituzione in giudizio, il procuratore, che non sia stato revocato o abbia rinunciato alla procura, ha l'onere di provvedere alla riassunzione del processo, senza che abbia rilievo la sua conoscenza legale dell'ordinanza d'interruzione del processo, avente natura meramente dichiarativa, né che la parte da lui assistita abbia conoscenza legale dell'accadimento interruttivo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva dichiarato estinto il giudizio, per mancata riassunzione, nel termine di decadenza semestrale decorrente dalla data della cessazione della sospensione, da parte del difensore cui non era stato revocato il mandato).

    Art. 301 c.p.c. · Art. 302 c.p.c. · Art. 303 c.p.c.

    Rassegna di marzo/aprile 2026, p. 323 ↗

Tutte le 39 massime su questo articolo nel Massimario, con la Corte costituzionale

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario, Rassegne di luglio/agosto 2025 ↗, novembre 2025 ↗, marzo/aprile 2026 ↗, maggio 2026 ↗ e giugno 2026 (sito della Corte).

Corte costituzionale

5 pronunce hanno deciso una questione su questo articolo. Una questione respinta non modifica la norma.

  • Sentenza n. 147/2008

    Questione inammissibile
    16 maggio 2008

    È inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 301, primo comma, cod. proc. civ., censurato, in riferimento all'art. 24, secondo comma, Cost., nella parte in cui non include la cancellazione volontaria dall'albo di procuratore tra le ipotesi di interruzione del processo. Invero, premesso che la dichiarazione di illegittimità di una disposizione è giustificata dalla constatazione che non ne è possibile una interpretazione conforme alla Costituzione e non dalla mera possibilità di attribuire ad essa un significato che contrasti con parametri costituzionali, l'ordinanza di remissione si risolve nella irrituale richiesta di avallo di un indirizzo ermeneutico effettuata, oltretutto, in base ad una incompleta ricostruzione del quadro giurisprudenziale di riferimento, in quanto il rimettente fa riferimento ad una sola pronuncia della Corte di cassazione, trascurandone altre e, in particolare, quella emessa dalle sezioni unite in sede di composizione di contrasto giurisprudenziale (Cass. S.U., sentenza 21 novembre 1996, n. 10284) ed ulteriori decisioni a questa successive. - Sul principio secondo il quale una disposizione non può essere ritenuta costituzionalmente illegittima perché può essere interpretata in un senso che la ponga in contrasto con parametri costituzionali, ma soltanto se ne è impossibile un'interpretazione conforme alla Costituzione, v., citata, sentenza n. 379/2007, nonché ordinanze nn. 448 e 464/2007.

    Art. 301 c.p.c. · Art. 24 cost.

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 109/2005

    Questione inammissibile
    18 marzo 2005

    È inammissibile la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, e 111 Cost., degli artt. 301 e 377, comma secondo, del codice di procedura civile, nella parte in cui non attribuiscono rilevanza, nel giudizio di cassazione, alla morte dell’unico difensore verificatasi dopo la proposizione del ricorso e prima dell’udienza di discussione. Premesso che la funzione dell’interruzione del processo civile non è soltanto quella di mettere la parte in grado di compiere atti di impulso del processo, ma in primo luogo quella di consentire alla parte di difendersi in giudizio usufruendo di tutti i poteri e facoltà che la legge le riconosce, e premesso altresì che il carattere officioso del procedimento di cassazione è irrilevante al fine di bandirne l’istituto dell’interruzione, così come tale conclusione non può essere giustificata con il preteso, scarso valore – rispetto a quella che si esprime con il ricorso – delle successive attività difensive, non può tuttavia essere emessa la pronuncia di incostituzionalità sollecitata, in quanto il problema della necessità di garantire l’esercizio del diritto di difesa, nel giudizio di cassazione, alla parte colpita da un evento che quel diritto pregiudica, non riguarda soltanto il ricorrente, ma anche colui nei cui confronti il ricorso sia stato proposto, così come esso implica la soluzione di delicate questioni – derivanti dal fatto che quello di cassazione è 'ab initiò un processo di avvocati – quanto ai meccanismi di riattivazione del giudizio, sicché non compete alla Corte costituzionale – ma, nell’ambito della sua discrezionalità, al legislatore – la necessariamente articolata soluzione dei problemi implicati dal riconoscere rilevanza, nel giudizio di cassazione, ad eventi 'lato sensù interruttivi.

    Art. 301 c.p.c. · Art. 377 c.p.c. · Art. 3 cost. · Art. 24 cost.

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 178/1970

    Questione infondata
    2 dicembre 1970

    Il diritto alla difesa, garantito in ogni stato e grado del procedimento dall'art. 24 della Costituzione, implica l'effettiva assistenza tecnica e professionale della parte, ma non richiede che il processo debba essere interrotto in caso di rinuncia del difensore al mandato. Questa ipotesi, infatti, è regolata secondo i principi generali propri del rapporto di mandato per i quali la rinuncia, in quanto atto recettizio, deve essere portata a conoscenza del mandante e l'inosservanza di questo obbligo è causa di responsabilità del rinunciante. Di conseguenza, è infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 301, ultimo comma, cod. proc. civile, per il quale appunto la rinuncia al mandato non costituisce causa di interruzione del processo, in riferimento all'art. 24 della Costituzione.

    Art. 301 c.p.c. · Art. 24 cost.

    Leggi la pronuncia
Altre pronunce che richiamano l’articolo (2)

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

Norme correlate

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urn:nir:stato:regio.decreto:1940-10-28;1443~art301 · fonte del testo