Non è fondata la questione di legittimità costituzionale -sollevata in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - degli artt. 29 e 234, terzo comma, c.p.m.p., nella parte in cui prevedono che la pena accessoria della rimozione consegua automaticamente alla condanna per il reato di truffa militare, in quanto -premesso che <<non è corretto il richiamo alla giurisprudenza sulla "destituzione di diritto", avendo la Corte già messo in luce la distinzione tra tale tematica e quella delle pene accessorie (sentenza n. 363 del 1996; ordinanze nn. 201 e 137 del 1994; sentenza n. 197 del 1993)>> - mentre nella sede disciplinare è possibile commisurare la sanzione all'entità del fatto, nell'applicazione delle pene accessorie non è dato analogo apprezzamento e, pertanto, ad esse è estranea la statuizione contenuta nell'art. 9 della legge 7 febbraio 1990, n. 19, senza che da ciò scaturisca l'incertezza interpretativa alla quale accenna l'ordinanza di rimessione. - Un intervento di tipo additivo - quale quello sollecitato dal giudice 'a quò -, che modifichi il sistema attuale, <<invaderebbe l'ambito riservato alle autonome scelte del legislatore, al quale spetta riesaminare la disciplina delle pene accessorie, soprattutto a carattere interdittivo, nell'ambito della complessiva, e auspicabile, revisione del codice penale militare di pace>>: cfr. S. n. 490/1989. red.: G. Leo
Art. 29 Codici penali militari di pace e di guerra · Art. 234 Codici penali militari di pace e di guerra · Art. 3 cost. · Art. 27 cost.