Art. 599 c.p. — Provocazione

[1]((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 GENNAIO 2016, N. 7)).

[2]Non e' punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti ((dall'articolo)) 595 nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.

[3]((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 GENNAIO 2016, N. 7)).

Testo vigente dal 6 febbraio 2016

Corte di cassazione

3 massime che riguardano l’art. 599 c.p., dalle Rassegne del Massimario.

Leggi le 3 massime nel Massimario

Corte costituzionale

1 pronuncia ha deciso una questione su questo articolo. Una questione respinta non modifica la norma.

  • Sentenza n. 140/1998

    Questione infondata
    23 aprile 1998

    Deve dichiararsi non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., nei confronti dell'art. 599, comma secondo, cod. pen., nella parte in cui non prevede che la ivi contemplata causa di giustificazione dello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui e subito dopo di esso, si applichi al delitto di oltraggio a pubblico ufficiale. La premessa interpretativa da cui muove il giudice 'a quò, secondo cui, nel caso di specie, nonostante la "estrema animosità verbale" e la "patente scorrettezza" che avevano caratterizzato il comportamento del pubblico ufficiale, non ricorrevano gli estremi della esimente della reazione ad atti arbitrati del pubblico ufficiale di cui all'art. 4 del d.lgs. lgt. 14 settembre 1944, n. 288, non può essere condivisa. Alla luce della legislazione concernente, a vario titolo (v. ad es. l'art. 13 del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, nonché l'impianto ispiratore della legge 7 agosto 1990, n. 241) i comportamenti dei pubblici impiegati e i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione; delle ragioni storico-politiche che hanno indotto il legislatore a reintrodurre sin dal 1944 nell'ordinamento penale la causa di giustificazione degli atti arbitrari, e degli interventi della Corte costituzionale volti a rendere le norme del codice penale sui delitti dei privati contro la pubblica amministrazione compatibili con l'assetto dei rapporti tra autorità e cittadino propri di un ordinamento democratico, il rigoroso indirizzo tuttora prevalente nella giurisprudenza di legittimità, secondo il quale i comportamenti dei pubblici ufficiali, anche se inurbani, sconvenienti o scorretti, non sono qualificabili come atti arbitrari -indirizzo fatto proprio nel caso dal giudice rimettente e che, se seguito, determinerebbe il contrasto con il principio di eguaglianza da lui denunciato - può infatti ritenersi superato dall'opposto orientamento - a cui non sono di ostacolo ne' la formulazione letterale della norma, ne' considerazioni di ordine sistematico - di alcune decisioni di legittimità, meno frequenti ma non isolate, e della stragrande maggioranza delle decisioni di merito, secondo le quali la convenienza e la urbanità dei modi debbono ritenersi in ogni caso dovere dei pubblici ufficiali e, di conseguenza, la mera scorrettezza e villania delle modalità con cui gli atti del pubblico ufficiale, anche se di per sé non difformi dalle norme di legge, vengono compiuti, si traducono in un eccesso dai limiti delle sue attribuzioni e vanno considerati anch'essi arbitrari. Emerge dunque, tra la illegittimità-arbitrarietà del comportamento del pubblico ufficiale che ha dato causa alla reazione oltraggiosa del privato e il fatto ingiusto altrui di cui all'art. 599, comma secondo, cod. pen., una sostanziale coincidenza, cui consegue che, poiché nei casi di oltraggio a pubblico ufficiale nei quali, per le modalità e le circostanze del fatto, sarebbe applicabile - per effetto della estensione, reclamata dalla ordinanza di rimessione, dell'art. 599, comma secondo, cod. pen. - la esimente della provocazione, è applicabile, con il medesimo risultato, - in base all'art. 4 del d.lgs. lgt. n. 288 del 1944 - la causa di giustificazione della reazione ad atti arbitrari del pubblico ufficiale, la sollevata questione di costituzionalità non ha ragion d'essere. - V., in particolare, riguardo al delitto di oltraggio, S. n. 341/1994. red.: S. Pomodoro

    Art. 599 c.p. · Art. 3 cost.

    Leggi la pronuncia
Altre pronunce che richiamano l’articolo (2)

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

Norme correlate

Ogni gruppo dice da dove viene il collegamento.

Approfondimenti

Dai lavori con cui il legislatore illustrò la norma: una fonte d’epoca, non un commento attuale.

  • La provocazione esclude la punibilità dei delitti di ingiuria e di diffamazione, quando il fatto sia stato commesso nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso (art. 599). Alla Commissione parlamentare non parve sufficientemente chiara la dizione del progetto: «fatto ingiusto altrui e immediatamente dopo di esso», perchè si dubitò che fosse necessaria una proporzione tra il fatto ingiusto e l'offesa reattiva e si trovò incerto il momento in cui è apprezzabile lo stato di provocazione. Sul primo punto è da osservare che, quando il provocato reagisce al fatto ingiusto altrui con una semplice offesa (ingiuria o diffamazione), la proporzione c'è sempre. Non so poi immaginare a quali dubbi possa dar luogo l'espressione: «fatto ingiusto», tanto essa mi sembra chiara e precisa. Chiara, perchè denota che il fatto deve essere o illecito in sè stesso, ovvero compiuto in modo antigiuridico, come sarebbe nel caso del creditore che, per esercitare il suo diritto di riscossione, usi modi ingiustificabilmente offensivi. Precisa, perchè l'attributo dell'ingiustizia non può che riferirsi al fatto, e non alla provocazione (come fa invece il codice del 1889), in quanto una «provocazione» giusta non è evidentemente concepibile. Quanto all'altro rilievo, relativo al requisito dell'immediatezza della reazione, questo è necessario per non confondere la provocazione con la vendetta, ed è tanto più opportuno quando il fatto provocante non viene compiuto alla presenza del provocato.

    Relazione al Codice penale (1930), n. 203

  • La Commissione parlamentare ha espresso il voto che le disposizioni contenute negli articoli dal 624 al 635 del progetto venissero compendiate, in modo da essere contenute in un minore numero di articoli. Ho riconosciuto giusta l'osservazione, e perciò ho provveduto in conseguenza, riducendo le ipotesi delittuose e conglobandone alcune per ottenere una maggiore chiarezza e semplicità.

    Relazione al Codice penale (1930), n. 204

Che cosa è cambiato dal 6 febbraio 2016

Confronto con la versione in vigore dal 26 ottobre 1930 al 6 febbraio 2016. 46 parole tolte, 21 parole aggiunte in 3 capoversi.

tolto: Nei casi preveduti dall'articolo 594, se le offese sono reciproche, il giudice puo' dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensoriaggiunto: COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 GENNAIO 2016, N. 7.

Non e' punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti tolto: dagli articoli 594 e aggiunto: dall'articolo 595 nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.

tolto: La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche all'offensore che non abbia proposto querela per le offese ricevuteaggiunto: COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 GENNAIO 2016, N. 7.

barrato = toltoevidenziato = aggiuntoI richiami alle note non contano come cambiamenti.

Per questa versione le note ufficiali non indicano quale atto ha disposto la modifica, e noi non lo indoviniamo.

RatioAI può raccontare questa modifica in parole semplici, usando solo il confronto e le note qui sopra.

Si avvia solo se lo chiedi.

urn:nir:stato:regio.decreto:1930-10-19;1398~art599 · fonte del testo