1. Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro e' tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un'indennita' di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilita' dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impresa, all'anzianita' di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennita' puo' essere maggiorata fino a 10 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa piu' di quindici prestatori di lavoro

Testo vigente dal 26 maggio 1990

Corte di cassazione

12 massime che riguardano l’art. 8, dalle Rassegne del Massimario.

Leggi le 12 massime nel Massimario

Corte costituzionale

Questa norma è stata dichiarata illegittima. La declaratoria la rimuove con effetto retroattivo: vale anche per i rapporti sorti prima, se non esauriti.

  • Sentenza n. 174/2026

    Ha colpito questo articolo
    22 ottobre 2026

    dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (Norme sui licenziamenti individuali), limitatamente alle parole «, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro». Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 luglio 2026. F.to: Giovanni AMOROSO, Presidente Antonella SC…

    Art. 8 Licenziamenti individuali

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 143/1998

    Questione infondata
    23 aprile 1998

    Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata in riferimento agli artt. 3 e 44, primo comma, Cost. - dell'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (recante: <<Norme sui licenziamenti individuali>>), come modificato dall'art. 2 della legge 11 maggio 1990, n. 108 - nella parte in cui non prevede e non consente che al licenziamento disciplinare intimato in violazione dell'art. 7 del c.d. statuto dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300) da parte di un piccolo imprenditore, soggetto convenzionalmente al regime dell'art. 18 dello statuto medesimo, siano comunque e inderogabilmente applicate le norme relative alla tutela obbligatoria di cui al citato art. 8, <<specifiche per tale tipo di imprenditore>> - in quanto, premesso che l'autonomia collettiva, pur non essendo priva di limiti legali, non può tuttavia essere annullata o compressa nei suoi esiti concreti, tra i quali, ad esempio, la determinazione della misura delle retribuzioni o, appunto, la disciplina sanzionatoria in caso di licenziamento illegittimo; riguardo al parametro costituzionale dell'art. 44 Cost., la Corte ha già avuto modo di precisare che, <<anche se è ravvisabile in esso un principio generale di favore per le piccole imprese, ciò non significa che per i loro dipendenti debba sempre escludersi la c.d. tutela reale del posto di lavoro: al contrario, questa deve ritenersi sempre operante nel caso di un licenziamento privo della essenziale forma scritta e, a maggior ragione, nell'ipotesi in cui il datore di lavoro si sia liberamente impegnato, nella contrattazione collettiva, a garantire detta maggior tutela>>. - Cfr. S. nn. 34/1985 e 124/1991 ed altresì S. n. 398/1994 nonché O. n. 338/1988. red.: G. Leo

    Art. 8 Licenziamenti individuali · Art. 2 Disciplina dei licenziamenti individuali · Art. 3 cost. · Art. 44 cost.

    Leggi la pronuncia
  • Sentenza n. 44/1996

    Questione infondata
    23 febbraio 1996

    Non è fondata, nei sensi di cui in motivazione, con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, così come modificato dall'art. 2 della legge 11 maggio 1990, n. 108 - nella parte in cui attribuisce al datore di lavoro la facoltà di scelta fra la riassunzione del lavoratore ed il risarcimento del danno - in quanto, premesso che, nella sola ipotesi di imprese minori, la legge ragionevolmente riconosce al datore di lavoro la scelta in ordine alla possibilità di riassumere il lavoratore illegittimamente licenziato o di risarcirgli il danno conseguente all'accertata illegittimità del licenziamento, la norma censurata deve interpretarsi, perché conservi la riconosciuta conformità ai principi costituzionali (v. sent. n. 194/1970), nel senso che "il pagamento dell'indennità, qualora il rapporto non si ripristini, sia sempre dovuto e lo sia per il solo fatto del mancato ripristino di esso, senza che a nulla rilevi quale sia il soggetto e quale la ragione per cui ciò abbia a verificarsi". - v., pure, S. nn. 398/1994, 189/1975, 102/1975, 55/1974. red.: G. Leo

    Art. 8 Licenziamenti individuali · Art. 2 Disciplina dei licenziamenti individuali · Art. 3 cost. · Art. 24 cost.

    Leggi la pronuncia
Altre pronunce che richiamano l’articolo (5)

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

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Citate insieme nelle massime

Le norme che le massime della Cassazione e della Consulta indicano accanto a questa nei riferimenti normativi.

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Che cosa è cambiato dal 26 maggio 1990

Confronto con la versione in vigore dal 6 agosto 1966 al 26 maggio 1990. 70 parole tolte, 55 parole aggiunte.

aggiunto: 1. Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o tolto: per giustificato motivo, il datore di lavoro e' tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno tolto: versando una indennita' da aggiunto: versandogli un'indennita' di importo compreso tra un minimo di tolto: cinque ad aggiunto: 2,5 ed un massimo di tolto: dodici aggiunto: 6 mensilita' dell'ultima retribuzione aggiunto: globale di fatto, avuto riguardo tolto: alla dimensione aggiunto: al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impresa, all'anzianita' di servizio del prestatore di lavoro tolto: ed al comportamentoaggiunto: , al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennita' tolto: e' ridotta a otto mensilita' per i prestatori aggiunto: puo' essere maggiorata fino a 10 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' tolto: inferiore a trenta mesi e puo' essere maggiorata fino a quattordici aggiunto: superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore ai venti annitolto: . In ogni caso le misure minime e massime della predetta indennita' sono ridotte alla meta' per i datoriaggiunto: , se dipendenti da datore di lavoro che tolto: occupano fino a sessanta dipendenti. Per mensilita' di retribuzione si intende quella presa a base della determinazione dell'indennita' di anzianita'. aggiunto: occupa piu' di quindici prestatori di lavoro

barrato = toltoevidenziato = aggiuntoI richiami alle note non contano come cambiamenti.

Per questa versione le note ufficiali non indicano quale atto ha disposto la modifica, e noi non lo indoviniamo.

RatioAI può raccontare questa modifica in parole semplici, usando solo il confronto e le note qui sopra.

Si avvia solo se lo chiedi.

urn:nir:stato:legge:1966-07-15;604~art8 · fonte del testo