Art. 50 c.p. — Consenso dell'avente diritto
Non e' punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che puo' validamente disporne.
Testo vigente dal 26 ottobre 1930
Non e' punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che puo' validamente disporne.
Testo vigente dal 26 ottobre 1930
1 pronuncia che riguarda l’art. 50 c.p., dalle Rassegne del Massimario.
La norma contenuta nell'art. 50 del cod. pen., secondo la quale non è punibile chi lede un diritto con il consenso della persona che può validamente disporne, è espressione di un principio generale di autoresponsabilità, operante anche nella sfera del diritto privato, il quale implica, in materia di responsabilità aquiliana, l'esclusione della antigiuridicità dell'atto illecito e lesivo per effetto del consenso del titolare del diritto, purché validamente prestato in relazione ad un diritto disponibile. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della Corte territoriale che aveva ritenuta scriminata l'occupazione sine titulo da parte della P.A. di un albergo di proprietà privata, protrattasi dopo la scadenza del termine previsto dai decreti di requisizione, in ragione del consenso del titolare del diritto, manifestatosi nella non opposizione al perdurare dell'occupazione e desumibile dalla mancata richiesta di liberazione dell'immobile e dalla continuativa erogazione delle prestazioni alberghiere).
Art. 50 c.p. · Art. 2043 c.c. · Art. 832 c.c. · Art. 835 c.c.
Tutte le 3 massime su questo articolo nel Massimario
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario, Rassegna di maggio 2026 ↗.
Ogni gruppo dice da dove viene il collegamento.
Le norme che le massime della Cassazione e della Consulta indicano accanto a questa nei riferimenti normativi.
Articoli vicini per contenuto, trovati dall’indice del sito: una somiglianza, non un rinvio.
Dai lavori con cui il legislatore illustrò la norma: una fonte d’epoca, non un commento attuale.
A proposito del così detto consenso dell'avente diritto la Commissione parlamentare ha esattamente osservato che non si può propriamente parlare di «persona offesa», nei casi in cui il consenso di questa persona esclude la possibilità dell'offesa. La Commissione consigliò poi la sostituzione della parola «legittimamente» con un'altra più precisa, in modo da indicare la fonte (legge, consuetudine, ecc.), alla quale il giudice deve attingere per decidere la questione della disponibilità di un determinato diritto soggettivo. Si potrebbe rispondere a questa seconda osservazione che con il termine «legittimamente» ci si riferisce al complesso dell'ordinamento giuridico e si comprende ogni possibile fonte del diritto. È poi impossibile indicare caso per caso la fonte a cui il giudice deve ricorrere, perchè è impossibile fare l'elenco di tutti i diritti disponibili. Uno stesso bene giuridico, del resto, come, ad esempio, la integrità personale, può essere disponibile per alcuni rapporti, e indisponibile, per altri (es: mutilazione volontaria di chi è soggetto ad obblighi militari), ed anche nei primi può essere disponibile sino ad un certo punto. Comunque, ho ritenuto opportuno dare alla disposizione una formula più concettosa e sintetica, stabilendo che non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne (art. 50), anche fuori dei casi in cui, ben s'intende, il dissenso dell'avente diritto è espressamente richiesto dalla legge penale come elemento costitutivo di un determinato reato.
Relazione al Codice penale (1930), n. 34
Le versioni storiche sono pubblicate solo per alcune raccolte di atti, e quella da cui viene questo atto non è fra quelle. Stiamo recuperando la multivigenza atto per atto: quando arriva, qui compare la storia completa con le date.
urn:nir:stato:regio.decreto:1930-10-19;1398~art50 · fonte del testo
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