Il principio, più volte affermato dalla Corte costituzionale, secondo cui, in tema di responsabilità del querelante per le spese del procedimento, nel caso di proscioglimento dell'imputato, deve essere esclusa ogni ipotesi di responsabilità obiettiva fondata sul mero dato della causalità materiale (per cui le spese ricadono sulla parte che ad esse ha dato causa), anche in assenza di qualsiasi colpa, leggerezza o temerarietà rimproverabile a chi abbia esercitato il diritto di querela, non è applicabile alla condanna del querelante alle spese nel caso di remissione di querela. In questa ipotesi, infatti, cessando l'azione penale per un atto di volontà del querelante, è del tutto logico che il costo del processo sia sopportato da chi ha reso necessaria l'attività del giudice ed ha perciò dato occasione alla spesa per il suo svolgimento. Peraltro, la circostanza che la stessa disposizione impugnata consenta che la regolamentazione delle spese possa essere oggetto di privato accordo tra remittente e querelato mette in luce ancor più chiaramente la sostanziale libertà del processo deliberativo dell'interessato in ordine alla remissione o meno della querela, rendendo nel contempo paritaria la posizione del querelante e quella del querelato. (Non fondatezza della questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, della disposizione dell'art. 340, quarto comma, cod. proc. pen. per cui, in seguito a remissione della querela, il querelante è tenuto, in ogni caso, al pagamento delle spese processuali). - Per la dichiarazione di illegittimità costituzionale di norme che prevedevano, nel caso di proscioglimento dell'imputato, la condanna del querelante alle spese del procedimento prescindendo dalla sussistenza di estremi di colpa, leggerezza o temerarietà rimproverabile a tale soggetto, v. S. nn. 165/1974, 52/1975, 29/1992, 180/1993, 423/1993. V. al riguardo anche O. n. 93/1994. Per la mancata previsione della condanna del querelante nel caso di archiviazione per infondatezza della notizia di reato v., nel senso della non fondatezza della relativa questione, S. n. 134/1993. red.: G. Conti
Art. 340 c.p.p. · Art. 3 cost. · Art. 24 cost.