Al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

  • a)all'articolo 10-ter, comma 3, quarto periodo, le parole: "il Tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea" sono sostituite dalle seguenti: "la corte d'appello";
  • b)all'articolo 14, comma 6:
  • 1)al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ", entro cinque giorni dalla comunicazione, solo per i motivi di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 dell'articolo 606 del codice di procedura penale";
  • 2)dopo il secondo periodo e' aggiunto il seguente: "Si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 22, comma 5-bis, secondo e quarto periodo, della legge 22 aprile 2005, n. 69".

Testo vigente dal 11 dicembre 2024

Corte di cassazione

57 massime che riguardano l’art. 18-bis, dalle Rassegne del Massimario.

Leggi le 57 massime nel Massimario

Corte costituzionale

Questa norma è stata dichiarata illegittima. La declaratoria la rimuove con effetto retroattivo: vale anche per i rapporti sorti prima, se non esauriti.

  • Sentenza n. 39/2025

    Ha colpito questo articolo
    10 aprile 2025

    È dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 24 Cost., l’art. 14, comma 6, del d.lgs. n. 286 del 1998, come modificato dall’art. 18-bis, comma 1, lett. b), n. 2), del d.l. n. 145 del 2024, come conv., richiamato dall’art. 6, comma 5-bis, del d.lgs. n. 142 del 2015, come introdotto dall’art. 18, comma 1, lett. a), n. 2), del d.l. n. 145 del 2024, come conv., nella parte in cui, al terzo periodo, rinvia all’art. 22, comma 5-bis, quarto periodo, della legge n. 69 del 2005, anziché ai commi 3 e 4 di quest’ultimo articolo. Se la scelta legislativa di rimodulare forme e tempi del giudizio di legittimità sul trattenimento dello straniero risponde ad opzioni assiologiche di significativa complessità, la normativa censurata dalla Cassazione, sez. prima penale, che disciplina la convalida o proroga, da parte dell’autorità giurisdizionale, del trattenimento disposto dal questore dello straniero presso un centro di permanenza per i rimpatri (CPR), sconfina nella manifesta irragionevolezza, in quanto introduce un modello processuale strutturalmente inidoneo ad assicurare il confronto dialettico tra le parti. Alla stregua della disciplina censurata, infatti, la Cassazione decide esclusivamente sulla base del ricorso e delle conclusioni del procuratore generale, senza che all’instaurazione del processo segua un momento di confronto, scritto o orale, tra le parti. Infatti, per un verso, è espressamente esclusa la partecipazione all’udienza camerale del difensore e del pubblico ministero, che non possono chiedere di essere sentiti; per altro verso, non è contemplato il deposito di memorie, né è riconosciuto al presidente di sezione il potere di assegnare, all’atto della fissazione dell’udienza camerale, un termine per il deposito di deduzioni scritte. L’inidoneità del modello processuale in scrutinio ad assicurare alle parti un nucleo minimo di contraddittorio e di difesa trova fondamento nella eterogeneità, oggettiva e funzionale, tra il giudizio in materia di mandato d’arresto europeo (MAE) consensuale, per il quale la procedura è stata concepita, e il giudizio concernente la convalida del trattenimento dello straniero, al quale la stessa procedura è stata estesa. La particolare concentrazione del rito in materia di MAE nell’ipotesi speciale in cui risulti il consenso della persona richiesta in consegna, si giustifica non solo in ragione della garanzia dell’habeas corpus, ma anche per la limitatezza del thema decidendum. Per converso, non solo al giudizio di legittimità sulla convalida del trattenimento è connaturale la contestazione del potere amministrativo che ne forma oggetto e, quindi, la contrapposizione tra le parti – oltre che il coinvolgimento di diritti inviolabili di rango costituzionale –, ma il sindacato della Corte di cassazione può estendersi alla verifica di profili che eccedono la regolarità della adozione della misura restrittiva in sé considerata. Accertato il contrasto delle previsioni censurate con i parametri indicati, occorre individuare il paradigma normativo idoneo ad operare la reductio ad legitimitatem. Nel caso di specie, tra le discipline già esistenti che possono consentire di porre rimedio alle violazioni riscontrate, quella del giudizio di legittimità in materia di MAE ordinario costituisce la soluzione normativa più vicina alla logica perseguita dal legislatore nella fattispecie in scrutinio. Detto procedimento, infatti, condivide con quello consensuale, assunto a paradigma dalla disposizione censurata, la funzione e l’oggetto, pur distinguendosene per la maggiore ampiezza della cognizione riconosciuta al giudice di legittimità, oltre che per un più articolato iter includente l’udienza camerale. Inoltre, l’affinità strutturale con il procedimento ex art. 22, comma 5-bis, della legge n. 69 del 2005 emerge dal raffronto delle modalità di introduzione dei giudizi. Ancora, analogamente a quanto previsto per la procedura consensuale, nel giudizio in materia di MAE ordinario il ricorso per cassazione va presentato entro un termine molto breve: cinque giorni decorrenti dalla conoscenza legale della sentenza. Inoltre, un profilo di analogia tra gli schemi processuali a raffronto si coglie anche nella brevità del termine di definizione del giudizio che, nel procedimento relativo al MAE ordinario, è di dieci giorni dalla ricezione degli atti. Da ultimo, il MAE consensuale costituisce un’ipotesi speciale rispetto a quella ordinaria. Resta comunque ferma, per il legislatore, la possibilità di intervenire in qualsiasi momento per individuare una eventualmente diversa configurazione dello speciale giudizio in questione, purché tale scelta sia rispettosa dei principi costituzionali e, in particolare, del diritto al contraddittorio e del diritto di difesa. Trattandosi di un giudizio di legittimità, dette garanzie potrebbero trovare attuazione anche optando per una variante cartolare del rito. Una revisione delle scansioni temporali del processo in esame potrebbe, peraltro, divenire ineludibile nel caso in cui un significativo incremento dei ricorsi – evenienza non inverosimile, considerata l’espansione del perimetro applicativo del trattenimento operata dalle recenti riforme – dovesse rendere non più conciliabile l’estrema concentrazione del rito con la stessa effettività del diritto al processo in cassazione. È, dunque, auspicabile che il legislatore verifichi la perdurante compatibilità dello speciale schema procedurale di cui all’art. 14, comma 6, del d.lgs. n. 286 del 1998, come rimodulato dalla presente pronuncia, con le dimensioni che il contenzioso assumerà nel volgere del tempo. (Precedenti: S. 341/2006 - mass. 30715; S. 105/2001 - mass. 26150).

    Art. 14 Testo unico la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero · Art. 18-bis Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale · Art. 6 Attuazione della direttiva 2013/33/UE · Art. 18 Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale

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  • Ordinanza n. 167/2026

    Questione infondata
    9 ottobre 2026

    riuniti i giudizi, 1) dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 18, comma 1, lettera a), numero 2), 18-bis, comma 1, lettera b), numeri 1) e 2), e 19 del decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145 (Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione di fluss…

    Art. 18 Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale · Art. 18-bis Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale · Art. 19 Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale · Art. 77 cost.

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  • Sentenza n. 205/2025

    Questione infondata
    29 dicembre 2025

    L’espressione giudice naturale precostituito per legge contenuta nell’art. 25, secondo comma, Cost., indica il giudice istituito in base a criteri generali fissati in anticipo e non in vista di determinate controversie, proteggendo il diritto del cittadino a una previa, non dubbia, conoscenza del giudice competente a decidere o, ancor più nettamente, il diritto alla certezza che quest’ultimo non sia un giudice creato a posteriori in relazione a un fatto già verificatosi. (Precedente: S. 88/1962 - mass. 1613).Il giudice naturale non si cristallizza nella determinazione legislativa di una competenza generale, ma si forma anche di tutte quelle disposizioni che derogano a tale competenza, sulla base di criteri che, razionalmente, valutano i disparati interessi posti in gioco dal processo. (Precedente: S. 117/1972 - mass. 6195).Il principio del giudice naturale non viene necessariamente violato allorché una legge determini uno spostamento della competenza, con effetto anche sui procedimenti in corso, purché ricorra una serie di presupposti necessari a evitare ogni rischio di arbitrio nell’individuazione del nuovo giudice competente: oltre al consociato, infatti, il principio tutela anche l’indipendenza del giudice investito della cognizione di una causa, ponendolo al riparo dalla possibilità che il legislatore, o altri giudici, lo privino arbitrariamente dei procedimenti già incardinati innanzi a sé. Di conseguenza, mentre risulta illegittima una designazione operata, oltre che a posteriori, direttamente dal legislatore, in via di eccezione singolare alle regole generali, ovvero attraverso atti di altri soggetti ai quali sia attribuito tale potere al di là dei limiti che la riserva di legge impone, la garanzia, per contro, viene rispettata quando l’organo giudicante sia stato istituito in ossequio alla predetta riserva e la sua competenza sia definita sulla base di criteri generali fissati in anticipo, per cui lo spostamento sia l’effetto di un nuovo “ordinamento” che il legislatore, nell’esercizio del suo insindacabile potere di intervenire nel merito, sostituisce a quello vigente. (Precedenti: S. 38/2025 - mass. 46733; S. 5/2025 - mass. 46619; S. 159/2014 - mass. 37990; S. 117/2012 - mass. 36316; S. 30/2011 - mass. 35271; S. 237/2007 - mass. 31460; S. 56/1967 - mass. 4599; S. 207/1987 - mass. 4337).(Nel caso di specie, sono dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte d’appello di Lecce, in composizione monocratica, in riferimento agli artt. 77, secondo comma, 3, 25 e 102, secondo comma, Cost., degli artt. 16, commi 1, lett. b, e 2, 18, comma 1, lett. a, n. 1 e n. 3, e b, e 18-bis, comma 1, lett. a, del d.l. n. 145 del 2024, come conv., nella parte in cui spostano la competenza a conoscere della domanda di convalida del provvedimento che dispone, o proroga, il trattenimento del richiedente asilo dal tribunale, sede delle sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea istituite dal d.l. n. 13 del 2017, come conv., alla corte d’appello in composizione monocratica, nel cui distretto opera il questore che adotta tale provvedimento. Le disposizioni censurate non possono dirsi prive di ogni plausibile legame con quelle contenute nel d.l. originario, che si inscrive tra i provvedimenti ab origine a contenuto plurimo, contempla una pluralità di linee di azione e mostra uno specifico punto di correlazione con le disposizioni introdotte in sede di conversione, ossia la gestione dei flussi migratori e la protezione internazionale: l’emendamento da cui sono scaturite le norme in scrutinio, in questo senso, si innesta nell’articolazione contenutistica del d.l. dedicata alle riforme processuali in materia. Deve escludersi anche la violazione dell’art. 25 Cost., in quanto l’art. 16, commi 1, lett. b, e 2 del d.l. n. 145 del 2024, come conv., introduce una modifica della competenza alla convalida dei provvedimenti che dispongono o prorogano il trattenimento dello straniero richiedente asilo mediante l’indicazione di criteri predeterminati e astratti, operanti pro futuro; né occorre verificare se la deroga oggetto di censura sia giustificata da una esigenza di rango costituzionale, giacché un controllo siffatto riguarda le modifiche derogatorie di regole generali sulla competenza, con effetti sui processi in corso, laddove la disciplina intervenuta si applica ai procedimenti radicati successivamente all’entrata in vigore della novella. Neppure è ravvisabile la violazione dell’art. 3 Cost., in riferimento al principio di ragionevolezza, e dell’art. 102, secondo comma, Cost., in quanto le incertezze applicative denunciate dai giudici a quibus costituiscono meri inconvenienti di fatto, che non comportano un vizio intrinseco di illegittimità costituzionale; al contrario, le regole introdotte comprendono, con sufficiente precisione e intelligibilità, sia i parametri di individuazione del giudice, ratione materiae e ratione loci, sia un criterio di assegnazione interna delle controversie ai giudici addetti alla trattazione dei procedimenti in materia di mandato di arresto europeo – MAE –, ossia giudici penali, coerentemente sia con l’ambito toccato, che incide sulla libertà personale, sia con la giurisprudenza di legittimità, per la quale la regola di riparto interno integra una questione che non incide sul legittimo esercizio della funzione giurisdizionale, la quale spetta all’ufficio giudicante nella sua unitarietà, né influisce sulla validità degli atti. Pur sacrificando in qualche misura le esigenze di concentrazione e di uniformità interpretativa che avevano indotto il legislatore ad affidare il procedimento di convalida e quello concernente la domanda di protezione internazionale a un unico ufficio giudiziario, alla luce dell’elevato tasso di specialità del settore e della necessità, per i giudici assegnati, di confrontarsi con il sistema comune europeo dell’asilo, la scelta compiuta, oltre a ricadere nella configurazione degli istituti processuali, non è sintomatica di una irragionevolezza manifesta: il principio di concentrazione, infatti, non ha carattere costituzionalmente necessario, ma solo tendenziale. Peraltro, i giudici individuati, pur muniti di una specializzazione diversa, sono comunque adusi a trattare procedimenti che coinvolgono la libertà personale degli stranieri e che devono essere decisi entro termini stringenti. Non può ritenersi fondata, infine, neppure la censura con cui si deduce che lo spostamento di competenza inciderebbe sul carattere unitario e inscindibile delle questioni attinenti al diritto di asilo, determinando una scissione tra la competenza per il giudizio avente ad oggetto il riconoscimento di tale diritto e la competenza per la convalida del trattenimento del richiedente. Oltre a non poter rinvenire un rapporto di incidentalità in senso tecnico della convalida rispetto al procedimento sulla richiesta di protezione internazionale, giusta la loro netta differenza strutturale, non appare ravvisabile neppure una connessione qualificata, poiché il carattere meramente incidentale dell’accertamento e la sua limitazione alla illegittimità manifesta escludono che possa ravvisarsi un’ipotesi di pregiudizialità in senso tecnico, capace di imporre la trattazione congiunta delle cause, né potrebbe verificarsi un contrasto pratico tra giudicati. Tutto ciò non esclude che lo stesso legislatore debba verificare, nel tempo, la tenuta del nuovo assetto di competenze e operare interventi correttivi, qualora emergano difficoltà applicative). (Precedenti: S. 39/2025 - mass. 46755, 46757; S. 36/2025 - mass. 46709; S. 189/2024 - mass. 46443; S. 96/2024 - mass. 46203; S. 67/2023 - mass. 45524; S. 105/2001 - mass. 26150; S. 143/1973).

    Art. 18 Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale · Art. 18-bis Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale · Art. 19 Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale · Art. 77 cost.

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Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

Norme correlate

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Citate insieme nelle massime

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Richiamate nel testo

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urn:nir:stato:decreto.legge:2024-10-11;145~art18bis · fonte del testo